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La denuncia

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mare-640 Il dossier di Legambiente 2016 dedicato allo stato di salute del nostre acque, inizia avvertendo che sono aumentati del 27% i reati a danno del mare. Già da qui mi viene una gran rabbia, purtroppo non è finita. Segue una classifica del “mare illegale” con regioni che salgono, che scendono, che si strappano il primato vicendevolmente, modello campionato sportivo ma con medaglie che puzzano e uccidono. Perché d’inquinamento si muore, è bene tenerlo a mente, sempre. Continuiamo a leggere.                                                                                                                               Cemento selvaggio che deturpa le coste (non stiamo parlando solo di tutela del paesaggio,che già basterebbe di suo, l’abusivismo è la punta di una piramide del malaffare che ci sta strangolando), depuratori inadeguati che permettono lo sversamento di sostanze tossiche che costringono a pagare sanzioni salate (è il caso di dirlo!) a carico della collettività. Da quest’anno verseremo 480 milioni l’anno visto che siamo stati condannati dalla UE non avendo adeguato la maggior parte dei sistemi di depurazione che scaricano in aree sensibili, cioè mare, laghi ed alcuni bacini fluviali. Ma c’è un aspetto che è poco conosciuto ma di una gravità assoluta e che proseguendo nella lettura veniamo scoprendo: la pesca di frodo. Oltre a produrre effetti disastrosi per l’ecosistema, come se questo non bastasse, ha effetti nocivi sulla salute del consumatore e sull’economia del nostro Paese. Cosa mettiamo sulle nostre tavole? Abbiamo la certezza della loro freschezza o del rispetto delle più elementari norme igieniche? No. La filiera commerciale illecita non permette al consumatore di tutelare la propria salute e non permette alle aziende sane di sopravvivere. Alla fine della lettura mi accorgo di fare un pensiero banale: forse la rabbia non basta più. Forse è il caso di iniziare ad occuparci un po’ di più del nostro mare, di difenderlo, conoscerlo o semplicemente amarlo come è giusto che sia.

Se stai guardando il mare, ora, mentre io qui scrivo leggendo decine di articoli sull’inquinamento, e tu godendoti quella distesa, piatta o leggermente increspata dalla brezza, fermati un momento come me e pensa……

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Mettiamoci una pezza

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Un mare di lingue, un mare di silenzi.

Un mare di gioia, un mare di lacrime.

Un mare tuo, un mare nostro.

     Questi migranti sono come gli scarafaggi, sopravvivrebbero ad una  esplosione nucleare.

Un mare inquinato, un mare profondo.

Un mare in tempesta, un mare che culla.

Un mare trivellato, un mare limpido.campagna-no-tav-lipu

      Destabilizzano le nostre società.

Un mare aperto, un mare di storie.

Un mare bello, un mare di merda.

Un mare di folla, un mare per pochi.

     Respingiamoli in mare.

     Sono uno sciame, un branco.

Un mare vivo, un mare di morti.mare-640

Un mare di sogni, un mare di noia.

Un mare di numeri, un mare di parole.

A Stoccolma teppisti dal viso coperto pestano i figli dei rifugiati.

 

Abbiamo scelto il mare come tema per la prossima installazione. Un’installazione che verrà realizzata in agosto, presso la Casa degli Artisti di Sant’Anna del Furlo, in occasione della VII edizione della LAND ART AL FURLO.

Abbiamo sempre creduto che uno dei compiti dell’arte sia quello di reagire alla realtà che ci circonda e non quello di schivarla. Reagire all’inquinamento, all’incuria, allo sfruttamento, alle tragedie che giornalmente portano il mare ad essere protagonista della nostra quotidianità. Chi ci segue conosce l’attenzione che riserviamo alla tutela del territorio contro gli usi e soprattutto gli abusi che di esso si fanno.

Ora è tempo di mare. E nel sorridere sul facile calembour vogliamo provare a riflettere sui tanti aspetti che questo tema ha in sé. Senza dimenticare la strage giornaliera e la drammatica contabilità dei cadaveri. Senza dimenticare coloro che vedono una speranza di sopravvivenza in quel viaggio, speranza che spesso si infrange ma che talvolta si mantiene accesa grazie agli aiuti forniti dalle popolazioni costiere, che non ritraggono la mano ma soccorrono e sostengono. Così gli intrecci delle nostre pezze ci appaiono metafora di quegli incontri fugaci ma intensi, e il mare, con la sua infinita bellezza, lo dedichiamo a tutti noi che crediamo sia giunto il tempo di tornare umani.

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cominciamo!

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Ciao a tutte/i, oggi cominciamo ad assemblare la frase che accompagnerà la nostra e vostra coperta.

L’idea di partecipare ad uno dei giochi più conosciuti al mondo con una denuncia ci piace sempre di più. Una denuncia che racchiude tutto il territorio italiano. Il famoso filo rosso che unisce l’Italia da nord a sud. Un filo rosso che vi trova sempre pronte/i ad esserci, a levare la vostra voce in un modo pacifico ma incisivo, “a suon di ferri corti”. Con grande emozione vi abbracciamo e vi ringraziamo per le bellissime parole con cui accompagnate le vostre pezze. Ogni anno ci diciamo “vabbè questa è l’ultima” ed ogni volta ci “ricaschiamo”, fortunatamente! Prima o poi pubblicheremo le vostre lettere, se ci darete il permesso. Grazie, grazie di esserci!

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oggi non si parla di guerra

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Il  6 aprile aquilano rappresenta per tutti noi uno spartiacque tra una vita e l’altra.

Rappresenta un giorno tragico, fatto di perdite e dolore.

Rappresenta però anche una vita inevitabilmente nuova, fatta di reazione, coraggio e nuove consapevolezze.

Le donne di Animammersa hanno portato avanti, in questi anni, iniziative che raccontavano anche la voglia di agire e reagire.

Quest’anno, vogliamo condividere il nostro 6 aprile con un altro 6 aprile, quello del 1992 che segnò l’inizio dell’assedio di Sarajevo, e vi racconteremo di una esperienza umana e lavorativa, che nasce in un territorio di guerra ma non parleremo di guerra.

Parleremo di donne che si sono costituite in un ‘noi collettivo’ per azzerare confini e differenze, le donne della Cooperativa agricola Insieme nata a giugno del 2003, dopo due anni di analisi del territorio attorno a Bratunac e Srebrenica, per favorire il processo di ritorno a casa delle persone cacciate dalla guerra e il ripristino delle condizioni per la vita in comune. Oggi sono oltre 500 le famiglie associate coinvolte nella produzione di frutti surgelati, marmellate e succhi;

parleremo di DERT, un documentario di Mario e Stefano Martone in fase di realizzazione, che testimonia una straordinaria esperienza collettiva fondata sulla dignità e sul lavoro;

parleremo di lamponi, pezze e voci.

Così Animammersa, nel gesto profondo di seminare germogli non ferma il suo racconto ma lo apre a prospettive di pace e lavoro.

 

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Animammersa e il 6 Aprile

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L'Aquila 6 Aprile 2012 - foto di Marco D'AntonioAnimammersa  compie cinque anni di vita, gli stessi cinque anni che legano gli aquilani al 6 Aprile 2009. Di vincolo infatti si tratta, a causa del legame che procura il ricordo della violenza fisica subita con il terremoto, per i crolli e le vittime; a causa della violenza psicologica subita, per le vittime e le inutili rassicurazioni, e a causa della ingiustizia che ha visto sperperare denari, risorse, progetti, insieme alla disgregazione di tutta la comunità del Cratere.

Animammersa ha vissuto di vita “politica” raccontando attraverso il teatro e i laboratori il disagio della comunità e la forza di reazione delle donne e dicendo a gran voce che il paesaggio e il suo territorio non possono e non devono essere più beni di scambio politico, bensì bene comune.

Il filo rosso che unisce l’Italia non può essere quello che omogeneizza il paese a causa delle catastrofi naturali e dei dissesti idrogeologici, delle esondazioni, delle alluvioni e dei crolli per sisma come è stato fino ad oggi. Deve essere quello che denuncia e richiede un progetto normativo che tuteli le nostre terre, la nostra cultura, la nostra coesione come società in tutte le sue componenti.

Il progetto “mettiamociunapezza” ideato e voluto da Animammersa nel 2012, è questo. Un gesto politico con una fortissima capacità di coesione sociale che avvicina le persone sotto lo slogan “Una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale”. Urban Knitting non vuol dire abbellire gioiosamente monumenti con la lana colorata. Vuol dire mettere in evidenza il grigiore e l’ignavia delle istituzioni davanti a distruzione e incompetenza, insieme alla loro colpevole assenza normativa.

Nella prima edizione del 2012, hanno partecipato più di seimila persone da tutto il mondo, spedendo le pezze colorate che sarebbero servite a evidenziare la cura necessaria al territorio. E’ stata conseguenza naturale trasferire lo stesso tipo di allestimento nel 2013 su un altro territorio colpito da un sisma, l’Emilia. Il nostro slogan, la partecipazione massiccia di altre comunità al progetto, ci hanno detto che le catastrofi oltre ad un dolore privato, sono soprattutto un fatto collettivo che ha bisogno di una soluzione politica, istituzionale, normativa. Non sferruzziamo, agiamo per la polis, facciamo politica.

La definitiva consapevolezza che il progetto sia vicenda di coscienza nazionale viene dal programma di quest’anno. L’edizione del 2014 prevede ancora un allestimento in Piazza Duomo, all’Aquila, a partire dal 1° Aprile e fino alla fatidica data del 6 Aprile, con la costruzione di quanto di più metaforico esista: più ragnatele tessute con lana rossa, inviate ancora una volta da tutto il Paese.
La catenella rossa all’uncinetto con cui Animammersa tesserà le ragnatele è un manufatto tanto più semplice quanto più politico. Nella sua semplice nudità denuncia il vigore di una coesione nazionale, di una indignazione complessiva di fronte alle assenze istituzionali, di una coscienza politica.

Per tutto questo, Animammersa sarà in Piazza Duomo a L’Aquila, quest’anno. Il 5 Aprile con l’installazione delle ragnatele e il 6 aprile anche per proporre un annullo filatelico, in collaborazione con Poste Italiane, e il Patrocinio del Comune di L’Aquila, per commemorare i primi cinque anni dal sisma del 6 Aprile 2009 e il quinquennio di attività di Animammersa.
Le donne di Animammersa saranno comunque in Piazza Duomo a partire dal 1° per lavorare “in loco” e insieme a tutti coloro che vorranno dare una mano alla tessitura della ragnatela e per autofinanziare il progetto attraverso la vendita a contributo di cartoline interamente dedicate alle installazioni di “Mettiamoci una pezza”.

 Il progetto

Una cartolina dall’Aquila

Il filo rosso che unisce l’Italia

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IMG_2907C’è un Fiume Rosso che unisce l’Italia
un fiume rosso di terra e di rabbia,
la unisce e la bagna.
I libri di geografia non ne seguono il corso
e in quelli di storia non trovete il suo nome.
Nessuno parla volentieri del Fiume Rosso.
Arrivato improvviso nella vita di Erto, di Messina, dell’Aquila, si nutre di morti portandosi via i sogni, l’amore…la memoria.
Porta con se i morti che l’Italia ha inghiottito spietatamente nelle sue viscere senza chiamata e senza preavviso.
Che Madre è colei che non si prende cura delle acque dei suoi fiumi, della terra delle sue montagne, della potenza spaventosa dei suoi Vulcani?
E ogni volta che il Fiume Rosso torna a far sentire la sua voce e ad uscire dall’oblio,
ora come nella notte dei tempi,
si maledice il Fato,
la tragedia Imprevedibile,
la punizione Divina.
E i palazzi crescono sotto le scogliere,
gli ospedali sopra le faglie,
le ville attorno ai vulcani.
C’è un Fiume Rosso che attraversa l’Italia
la unisce e la bagna.
Un Fiume Rosso di terra e di rabbia,
di sangue, vergogna e silenzio.
(memoriter)

Nel 2011, i 150 anni dell’Unità d’Italia per noi di Animammersa, sono stati lo spunto per fare una riflessione su uno degli aspetti più drammatici del nostro paese: l’unicità, dal Nord al Sud, del dissesto idrogeologico del Paese a causa di dissennate politiche di consumo del territorio.
L’Italia è tristemente unita anche da questo. Dal Vajont a Gibellina, ogni territorio è continuamente massacrato da frane, alluvioni, esondazioni, crolli, mancanza di leggi che prevedano costruzioni edilizie rigorose in regime antisismico. L’Aquila, città distrutta dal sisma del 2009, ha acuito il senso di impotenza e di rabbia verso l’inadeguatezza istituzionale nella soluzione di questo genere di problemi, prioritari solo nel gergo politichese elettorale.
Questo fiume rosso diventa ora, qui all’Aquila, filo di ragnatela che insieme stiamo costruendo per ribellarci, per far sentire forte e chiaro la voce di quella comunità di cui ognuno di noi si sente parte. La vostra partecipazione amplifica il tono, vibra e diffonde la denuncia che arriva dalla Sardegna, dalla Toscana, dalla Calabria, dalle zone dell’Emilia, dai singoli e dai gruppi che in ogni regione, che ogni giorno si uniscono in un semplice e potente gesto.

Come partecipare       Il progetto      Una cartolina dall’Aquila

come partecipare

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piazza duomo  l'aquilaLa partecipazione al progetto “Mettiamoci una Pezza! ancora una volta” è libera e aperta a tutti.

La nostra idea è quella di creare una “ragnatela” rossa a Piazza Duomo all’Aquila il giorno  6 Aprile 2014.

Abbiamo scelto questo simbolo perchè meglio di altri rappresenta  quell’atteggiamento di immobilismo  contro il quale lanciamo le nostre azioni, siamo intrappolati in un territorio che cade a pezzi

Vorremmo raccogliere:

–        “catenelle” di lana o di cotone il più lunghe possibili e di colore esclusivamente  ROSSO

–        gomitoli di lana e di cotone esclusivamente di colore ROSSO
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Puoi spedire il tuo gomitolo o la catenella presso:

Associazione Culturale Animammersa

c/o Patrizia Bernardi

via Strada Statale 17 Bis 87

67100 Paganica (AQ)

Per facilitare l’organizzazione del nostro lavoro di assemblaggio e per predisporre l’installazione, è importante che il vostro materiale arrivi al massimo per il giorno 1 Aprile 2014.

Comunicaci la tua adesione al progetto lasciando un commento su questa pagina, o sulla pagina facebook oppure invia una e-mail a mettiamociunapezza@gmail.com

Il progetto

Mettiamoci una pezza! ancora una volta

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Piazza Duomo - L'Aquila

Un disastro ogni volta che piove, si riempiono le strade ed esondano i fiumi, anche quelli che ti scorrono accanto e da tempo non li consideravi più tali, forse canali, se proprio qualcuno te lo avesse domandato. Talvolta neanche erano poi così vicini. E ora ti ritrovi, il salotto, il bar, l’officina piene di fango puzzolente. La conta dei danni è appena  iniziata. Silenzio.

Quella puzza costa. Costa quello che ti ha rubato, costa dover buttare divani, merce, macchinari. Costa e non sai dove prenderli quei soldi, non sai quando te li ridaranno, se te li ridaranno. Qualcuno abbandona. Rabbia.

Mentre le telecamere riprendono il paesaggio annullato, sommerso, l’esperto di turno ricorda gli inutili allarmi, i tanti convegni sulla fragilità del nostro bel paese. Uno spazio alle vittime ed uno agli speculatori. Dolore.

Tutte le volte è l’ultima. Tutte le volte.

Può essere l’acqua che invade, la terra che trema, certo è che sempre più gente si ritrova a condividere queste tragedie; un segno indelebile che pesa, che segna lo sguardo, ci si riconosce nei silenzi, nei racconti, negli slogan che nei vari dialetti si stampano su magliette a maniche corte.

A cinque anni dal terremoto che ha colpito L’Aquila ed il suo territorio Animammersa ha deciso di dedicare il progetto di quest’anno a questo segno indelebile.

L’istallazione che vogliamo creare insieme a voi sarà lo specchio, ancora una volta, di quello per cui è nato il marchio  Mettiamoci Una Pezza: la denuncia della mancanza di una seria politica di tutela e prevenzione delle catastrofi ambientali.

Il 6 Aprile 2014 a Piazza Duomo, nel centro dell’Aquila, tendiamo il filo rosso di cui sempre Animammersa ha parlato e lo trasformiamo in atto.

Una denuncia, una provocazione, un gesto per affermare che una zona rossa ovunque si trovi è questione nazionale!

In contemporanea, sempre in Piazza Duomo nello stand delle Poste Italiane, ci sarà l’Annullo Filatelico delle nostre cartoline con le immagini tratte dall’azione di  urban knitting 2012, che a tutt’oggi rimane la più grande installazione di Urban Knitting nazionale, grazie a voi (ma di questo ne parleremo tra qualche giorno).

 Come partecipare

 Il progetto     

Una cartolina dall’Aquila                           

Lei disse sì: mettiamoci una pezza!

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la pezza "lei disse si"

un’anteprima del nostro regalo alle due spose

Nella casetta di legno in Piazza S. Bernardino a L’Aquila, il 25 maggio alle ore 18:30 Mettiamoci una Pezza incontra Lei disse sì. Un aperitivo di musica live con Vitivinicola Italo Abruzzese e pezze!

Sono in tanti a partecipare alla riuscita di questo incontro e ad augurare felicità alle due spose Ingrid e Lorenza.

La Caffetteria S. Bernardino di Leonardo Spriveri offre il buffet, ma hanno donato un loro contributo anche:  il Centro Estetico Vanity Center, Fiori e Piante Daniela Tontoranelli, Raffaele Panarelli, Ottica Centrale, Alberico D’Alessandro, Mister Wolf, Portofranco Editore

Vi aspettiamo numerosi! 🙂