cominciamo!

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Ciao a tutte/i, oggi cominciamo ad assemblare la frase che accompagnerà la nostra e vostra coperta.

L’idea di partecipare ad uno dei giochi più conosciuti al mondo con una denuncia ci piace sempre di più. Una denuncia che racchiude tutto il territorio italiano. Il famoso filo rosso che unisce l’Italia da nord a sud. Un filo rosso che vi trova sempre pronte/i ad esserci, a levare la vostra voce in un modo pacifico ma incisivo, “a suon di ferri corti”. Con grande emozione vi abbracciamo e vi ringraziamo per le bellissime parole con cui accompagnate le vostre pezze. Ogni anno ci diciamo “vabbè questa è l’ultima” ed ogni volta ci “ricaschiamo”, fortunatamente! Prima o poi pubblicheremo le vostre lettere, se ci darete il permesso. Grazie, grazie di esserci!

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il guinnes

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Foto striscione piazza duomo AQ 6.4.2013 mangioneLa coperta più grande del mondo, Trieste 20 giugno 2015. Dopo averlo saputo potevano forse mancare le guerrigliere di Mettiamoci Una Pezza? Certo che no!

Non poteva mancare soprattutto il nostro messaggio, quella denuncia che avete recepito e sostenuto sin dall’inizio. Noi che continuiamo a dichiarare che UNA ZONA ROSSA OVUNQUE SI TROVI E’ QUESTIONE NAZIONALE, abbiamo deciso di portare il nostro slogan dentro un gioco, in una delle piazze più belle d’Italia; lo portiamo per ricordare a tutti che ancora non si è messo mano ad una legislazione organica in materia di catastrofi ed emergenze, che ancora si specula, e si abbandonano le zone e le popolazioni colpite da catastrofi naturali. In alcuni casi, purtroppo, ci si ricorda di loro solo in caso di celebrazioni, spesso limitandosi a editare paccottiglia mediatica.

Vi chiediamo allora di starci a fianco ancora , di sostenere quest’incursione, di amplificare questa denuncia, una parola che abbiamo piacere di usare quando ci armiamo dei nostri ferri corti!

Innestando le nostre pezze rosse alle tante che l’organizzazione triestina sta raccogliendo non perderemo così l’occasione per far riflettere sulla realtà che ci circonda. E non è poco di questi tempi!

Buon lavoro.

come partecipare

 

Grazie

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Ieri siamo rimaste in silenzio, ne avevamo voglia perché dopo una giornata importante come quella trascorsa insieme a tutti voi avevamo bisogno di riflettere su ciò che avevamo visto, ascoltato, conosciuto.

Il racconto dei fatti, in estrema sintesi, può essere visto come una semplice questione di equilibrio tra parole; e sapendo che, se si scivola su un aggettivo la narrativa diventa cemento, per ora, vogliamo limitarci a ringraziare.

Grazie ai nuovi amici: Rada, Mario, Skender, ai fratelli Martone. Arrivederci.

Grazie agli amici di sempre, che ci stupiscono ogni volta per la loro disponibilità, la presenza sorridente e i doni inaspettati. A questo proposito vogliamo ringraziare in particolare il Comitato Vittime Casa dello Studente e il circolo ARCI Querencia. Loro sanno il perché!

Grazie alla Vitivinicola Italo Abruzzese alla Libera Pupazzeria e a News Town

Grazie a tutti.

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P.S.: ricordatevi che per quest’anno il progetto di Mettiamoci una Pezza non termina il 6 Aprile, quindi fuori i ferri corti che c’abbiamo tanto da  fare!

 

foto di: Tullio Bugari, Francesca Cocciante, Simona Iovane

I lamponi della pace a L’Aquila

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Originally posted on tulliobugari:

6 aprile 2015. Sono stato a L’Aquila, per partecipare alla giornata “Oggi non si parla di guerra”, organizzata, con la collaborazione del Comune, dalle associazioni aquilane Animammersa e Mettiamoci una pezza, che hanno invitato la Cooperativa Agricola Insieme, di Bratunac, Bosnia, quella dei lamponi della pace.
lamponiUna giornata per non parlare di guerra, ma di pace, delle cose che si possono fare in pace, e che già si fanno, giorno per giorno. Il luogo, una “casa” di legno in piazza San Bernardino (laboratorio dell’associazione Mettiamoci una pezza, che sta lavorando ad un bellissimo progetto); dentro, la cornice costituita dalle fotografie di Mario Boccia, tratte dalla mostra “l’imbroglio etnico; al centro le marmellate della ccoperativa: “dentro ci sono le dolcezze dei nostri sogni e delle nostre pazzie” diceva Rada Žarković, raccontando la loro storia e la rete di amicizie e di relazioni sociali cresciute…

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oggi non si parla di guerra

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copertina 6 aprile 15

 

Il  6 aprile aquilano rappresenta per tutti noi uno spartiacque tra una vita e l’altra.

Rappresenta un giorno tragico, fatto di perdite e dolore.

Rappresenta però anche una vita inevitabilmente nuova, fatta di reazione, coraggio e nuove consapevolezze.

Le donne di Animammersa hanno portato avanti, in questi anni, iniziative che raccontavano anche la voglia di agire e reagire.

Quest’anno, vogliamo condividere il nostro 6 aprile con un altro 6 aprile, quello del 1992 che segnò l’inizio dell’assedio di Sarajevo, e vi racconteremo di una esperienza umana e lavorativa, che nasce in un territorio di guerra ma non parleremo di guerra.

Parleremo di donne che si sono costituite in un ‘noi collettivo’ per azzerare confini e differenze, le donne della Cooperativa agricola Insieme nata a giugno del 2003, dopo due anni di analisi del territorio attorno a Bratunac e Srebrenica, per favorire il processo di ritorno a casa delle persone cacciate dalla guerra e il ripristino delle condizioni per la vita in comune. Oggi sono oltre 500 le famiglie associate coinvolte nella produzione di frutti surgelati, marmellate e succhi;

parleremo di DERT, un documentario di Mario e Stefano Martone in fase di realizzazione, che testimonia una straordinaria esperienza collettiva fondata sulla dignità e sul lavoro;

parleremo di lamponi, pezze e voci.

Così Animammersa, nel gesto profondo di seminare germogli non ferma il suo racconto ma lo apre a prospettive di pace e lavoro.

 

il progetto

come partecipare

News Town Media Partner

L’impunità di Israele. Perché ad Israele tutto è permesso?

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Originally posted on Massimo Ragnedda:

gaz“Da dove viene l’impunità che permette a Israele di portare avanti la mattanza a Gaza?” Se lo chiede, sono sue le parole, Eduardo Galeano, una delle personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana. Ce lo chiediamo un po’ tutti, visto il massacro di civili innocenti nella Striscia di Gaza. Massacro che va avanti da settimane e che ha ucciso, sinora, migliaia di persone, la stragrande maggioranza delle quali, secondo l’ONU, sono civili innocenti. Israele bombarda indiscriminatamente centri abitati che, ricordo, sono i più popolati al mondo, incurante del fatto che sotto quei tetti vivono decine e decine di persone, donne e bambini innocenti che non sanno e non possono fuggire.

Chi ha regalato ad Israele, si chiede sempre Galeano, il diritto di negare i diritti di altri? Chi ha dato ad Israele il diritto di massacrare donne e bambini, non rispettare le risoluzioni ONU (sono più di 60 le…

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E’ finita

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IMG_0195Adesso è finita, finalmente. nel senso che finalmente potremo riposare ed evitare di prendere tutto il freddo planetario “solo” per rispettare una idea. la giornata di oggi sarà riflessiva, vi aspettiamo in piazza, ci facciamo due chiacchiere, ma l’eroismo dell’applicazione di una idea, pur folle, è passata. e però mi ricordo di un signore, che è arrivato discretissimo, in silenzio, a presenziare alla tessitura di una delle nostre tele di ragno. davanti alla precisione certosina di Francesca Cocciante, è stato zitto ed ha guardato in silenzio. ha approvato, si vedeva che sapeva cosa stava approvando. poi timidamente, a me che legavo i fili della ragnatela ha detto “signora, un po’ più stretti, sennò rovina il lavoro della sua amica”; aveva ragione, mi sono adeguata. e poi è restato lì, a presidiare al montaggio, al dispiegamento delle scale da sette metri, alla loro messa in sicurezza. si è rincuorato quando ha visto il capitano e cicino salire per montare la ragnatela, che forse pensava l’avessimo voluto fare noi femmine. e mi ha delicatamente spostato, quando ho voluto fare da contrappeso ad una delle scale, mettendosi lui al posto mio. non è aquilano, è anziano, lavora in uno dei cantieri della ricostruzione, dalle tre parole pronunciate, forse pugliese. l’abbiamo invitato a bere della birra con noi, a notte fonda e lavoro concluso. ha opposto un gentile diniego ed è andato via. questi e solo questi sono i motivi per cui vivo ancora in questa città.