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EMOTIONAL RESCUE

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EMOTIONAL RESCUE

L’installazione temporanea di Susanna Cati sarà a L’Aquila, ospite di Animammersa, domenica 4 ottobre.

EMOTIONAL RESCUE è un’installazione tessile modulare e itinerante che nutre e si nutre di bellezza. Un progetto ‘interattivo’ da condividere con il pubblico cui l’artista tessile e designer Susanna Cati, ha dato forma da circa tre anni. Composto di oltre 300 fiori tessili realizzati a telaio – circa la metà concorrono a formare le installazioni mentre altrettanti sono distribuiti tra i ‘rescuer’ – il progetto coinvolge di volta in volta i visitatori a diverso titolo e a seconda del contesto in cui viene allestito. I fiori/modulo in cui è articolato sono autentici ‘cacciatori’ di bellezza – quella nascosta, quella vituperata, quella da scoprire, riscoprire, proteggere o salvare – e quella così prepotentemente palese da non poter distrarne lo sguardo.

Domenica 4 ottobre 2020, “Emotional rescue” arriverà a L’Aquila

L’intento è di sottolineare la bellezza della città che, a undici anni dal sisma, sta finalmente  ritrovando nella ricostruzione la sua identità, auspicando un pieno ritorno alla normalità in un futuro davvero prossimo.

L’installazione sarà allestita, a cura di Barbara Pavan, a Il Container di Animammersa, parco di Collemaggio, Ex O.P. a L’Aquila a partire dalle 15.30.

Ingresso e partecipazione liberi nel rispetto delle norme anti Covid.

Info: mob. 327 493 4187 – www.susannacati.art 

Basta alzare lo sguardo

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Basta alzare lo sguardo

Riceviamo e condividiamo con molta emozione questa iniziativa che si sta svolgendo a Rho, Milano, e che ci ricorda, ancora una volta come il semplice lavoro a maglia riesca ad unire, denunciare, ed aiutare in qualsiasi situazione. Da noi un abbraccio grandissimo a tutto il paese di RHO e uno particolare a Florencia Seebacher che ci ha scritto.

“La tempesta portata da un virus ci sta insegnando tante cose: costretti a fermarci da un nemico invisibile quanto subdolo, che ci ha chiusi nelle nostre case e ha reso deserta la città, siamo tutti diventati più bravi a guardare. Guardiamo il mondo esterno da una finestra, da un balcone, e questo ci invita ad allargare lo sguardo e renderlo più acuto: così ci siamo accorti di tante azioni di cura, di tante mani che sanno dare conforto, di tanti sorrisi che fanno ritrovare coraggio, anche nelle ore tragiche che questa pandemia ci ha costretto ad attraversare.

Tante mani, piccole e grandi, continuano a lavorare, in silenzio, con pazienza e amore, ciascuno facendo la propria parte, nonostante le difficoltà e il dolore per chi non ce l’ha fatta.

E allora ci è venuta un’idea: c’è una Torre a Rho, che si vede da lontano, da tante finestre, da tanti balconi.  E’ la Torre di Palazzo Crivelli, in fondo a via Matteotti (il Pasqué dei nostri nonni), testimone di un passato che racconta le nostre radici: dal 1675 dà il benvenuto a chi arriva nel borgo di Rho da Milano. Ha resistito e ha saputo superare ogni difficoltà, nel tempo, e dall’alto contempla ogni cambiamento… con pazienza e talvolta sofferenza.

La si vede da tanti punti della città, ma ad una condizione: bisogna alzare lo sguardo. Se no rimane invisibile a molti, o passa inosservata, come una presenza scontata, come tante situazioni a cui ci eravamo  abituati, nella nostra vita frenetica.

Donne, uomini e bambini  rhodensi con l’associazione la Torre, la Biblioteca Popolare di Rho e i condomini di Palazzo Crivelli hanno deciso di dare parola alla Torre: con la sua voce può ricordare a tutta la Città che ognuno di noi, ogni singolo, è fondamentale nel tenere desta la speranza, l’energia, il colore della vita.

 

Con questo intento è stata progettata ed eseguita un’enorme opera artistica fatta di lana, il più quotidiano, semplice, caldo dei materiali.

Punto dopo punto si crea una sciarpa, qualcosa di utile per noi e per gli altri. Punto dopo punto… si crea qualcosa di grande, per noi e per gli altri. Punto dopo punto si crea il presente, punto dopo punto si crea il futuro.

Non sappiamo se tutto andrà bene, ma siamo convinti che, se ognuno fa la sua parte, tutto andrà per il meglio.

“…È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante! “

 

 

Il progetto di Corfinio – L’Aquila

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Una Gemma, mille pezze
Progetto CorfinioL’Aquila

Corfinio Attiva è un gruppo di cittadinanza attiva, che partecipa e supporta le attività culturali e sociali del territorio.
In occasione del decimo anniversario del terremoto che ha colpito la città dell’Aquila, ma anche tutto l’Abruzzo interno, Corfinio Attiva vuole metterci una pezza, anzi 1.000 pezze…
Come luogo per l’installazione abbiamo scelto la piazza e, in particolare, “Gemma” la fontana che da più di un secolo è testimone delle storie e della Storia del nostro paese. E anche quel 6 aprile 2009, “Gemma” ci ha accolto nel suo abbraccio, quando alle 3:32 siamo scappati dalle nostre case per ritrovarci tutti in piazza.
Il nostro intervento sarà quello di ricambiare l’abbraccio e, quindi, rivestire la vasca di “Gemma” con un tappeto di pezze… e questo abbraccio simbolicamente sarà rivolto anche a tutti voi.

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Usa l’hastag #mettiamociunapezza

Il progetto di Mettiamoci una pezza

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Il progetto di Modena

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L’Azienda Panini Tessuti di Modena, oltre a contribuire alla realizzazione di un’installazione per la città de L’Aquila all’interno del Progetto Mettiamoci una Pezza, qui il progetto, collabora al Knitting Day del 6 aprile con una installazione nel centro storico di Modena.

L’installazione è composta da un grande telo su cui sono state cucite tante pezze a maglia che rappresentano in modo stilizzato delle case. La casa dal punto di vista simbolico significa protezione, sicurezza, stabilità: tutto ciò che viene a mancare quando un terremoto scuote una città e delle vite. In questa installazione le case hanno occhi, bocche e sembrano voler comunicare qualcosa. Dal centro partono dei fili colorati che creano un intreccio, un legame. Sul telo nero spiccano delle cuciture dorate. Come nella tecnica tradizionale cinese del Kintsugi, in cui la ceramica viene recuperata mettendo in evidenza le fratture con dell’oro, le cuciture dorate vogliono essere rappresentative della possibilità di recupero e rinascita.

L’opera non è completa, ma richiede la collaborazione di chiunque voglia interagire.

La casa che si trova al centro dell’installazione è in realtà una tasca che contiene aghi e fili di lana e chiunque, passanti e curiosi, possono usufruirne contribuendo alla realizzazione dell’opera finale.

L’opera è stata installata sulla Torre Ghirlandina del Duomo di Modena, simbolo della città.

hastag dei progetti #mettiamociunapezza

Il progetto di Mettiamoci una pezza

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Il progetto della scuola sec. di Castiglione Messer Marino

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La Scuola secondaria di primo grado  di Castiglione Messer Marino. Classi I, II e III aderiscono al progetto di Mettiamoci una pezza!

“Con i ragazzi e con l’aiuto pratico e la docenza delle Nonne, “metteremo una pezza” sull’atrio della nostra scuola.

I ragazzi sognano una scuola che dia colore.. alle giornate, al territorio, al paese. Cominceremo con il dare colore e luce prima di tutto a noi stessi! Poi chissá…”

Grazie ragazzi, siete i benvenuti!!!!

Il progetto di Mettiamoci una pezza

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Il progetto di Campotosto – Assunta Perilli

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“A 10 anni dal primo terremoto che ha “scosso ” la nostra terra, e a 2 anni dall’ultimo, la bottega, la fonte della tessitura,  aderisce al progetto di Mettiamoci una pezza installando all’ ingresso di una zona rossa di Campotosto, la strada che conduceva alla mia bottega, tutte le pezze colorate che mi invierete.
Colori, misure e fantasie sono a carico vostro, noi faremo l’allestimento, lo filmeremo e lo invieremo alle organizzatrici del progetto.
Entro la fine di marzo
Spero sarete tante
A presto

Se volete aderire a questo progetto scrivete a trelicci@gmail.com oppure mettetevi in contatto con: La fonte della tessitura,   oppure spedite le pezze a:

La fonte della tessitura
Via Roma
670
13 Campotosto (AQ)

Chi è Assunta Perilli?  è un’ archeologa e tessitrice di Campotosto. Dal 2000 si occupa di tessitura a mano e di lavorazioni tradizionali della lana, del lino e della canapa.

Vi rimandiamo al suo blog ed in particolare ad un suo articolo dedicato a Campotosto campotosto 2 anni dopo… assolutamente da leggere!

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Il progetto di Sormano – Como

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Sormano è un piccolo paese sito a 800 metri nel Triangolo lariano in provincia di Como.

Nella frazione di Dicinisio si trova la chiesa di Santa Maria, chiesa che domina la piazza, recentemente restaurata, che dà accesso al paese vecchio.

Abbiamo scelto di costruire la nostra rete a partire da questo luogo per esplicitare il desiderio di rinascita a fronte dello spopolamento che caratterizza Sormano e tanti paesi di montagna.

I fili rimandano alle relazioni, alla filatura e alla tessitura e alla knitting art.

Le relazioni tra le persone costituiscono il punto di forza per costruire progetti e attività che permettano lo sviluppo del paese. Donne e uomini, agendo sia individualmente che all’interno delle diverse associazioni a livello volontario, rendono possibile l’organizzazione di iniziative e la condivisione di saperi.

Filatura e tessitura, ora praticamente scomparse,  sono state attività caratteristiche del territorio comasco. A Sormano, nel 2003,  è stata chiusa, dopo cinquant’anni di attività, una filatura che occupava al momento della chiusura 60 persone, oltre il venti per cento della popolazione in età lavorativa.

La knitting art è stata introdotta a Sormano nel corso del II Simposio di Arte contemporanea (2017) e portata avanti dal gruppo Oli, petroli e candeggina.

Dalla piazza Santa Maria è affidato a Pina Meroni il compito di portare il filo delle relazioni alla antica sede della Latteria Cooperativa, oggi punto di raccolta dei materiali che costituiranno il Museo degli antichi mestieri.

Qui una seconda rete segnala l’edificio che si sta predisponendo per la messa in sicurezza dello stabile, il rifacimento del tetto e la messa a norma della struttura da parte dell’amministrazione comunale.

Da Sormano le reti esprimono l’augurio di rinascita  per L’Aquila e per i paesi terremotati.

Il progetto di mettiamoci una pezza

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Il progetto di Cremona

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Il progetto di Cremona

Questo è un progetto molto particolare, ideato da un gruppo di artiste.

Il Movimento Arte Inessente, che promuove i valori della “Carta dei Diritti della Terra”, quest’anno aderisce al progetto lanciato dall’Associazione Culturale Animammersa. Il progetto Mettiamoci Una Pezza nasce nel 2012 ed ha realizzato una delle più grandi ed importanti azioni di Urban Knitting in Italia, è sempre attivo e compie azioni di denuncia riguardo ai temi legati alla tutela del patrimonio paesaggistico e alle criticità territoriali mantenendo alta l’attenzione verso le fragili politiche di prevenzione delle catastrofi ambientali. E non solo. Cultura, arte e sociale sono i temi su cui si incardina il lavoro dell’associazione che da quando è nata cerca nella sperimentazione artistica la via per proporre una visione originale e profonda della realtà che ci circonda, ed è su questi valori condivisi che il Movimento Arte Inessente, propone il suo progetto artistico, frutto della collaborazione e dell’esperienza delle artiste Donatella Bianchi, Daniela Dente aka DADE, Fausta Dossi, Roberta Musi.

Il progetto

Da un corpo centrale (tematica) partono liberi dei fili che collegano le varie pezze (con vari soggetti), come cavi che virtualmente si uniscono, rappresentando così l’idea della rete che vogliamo visualizzare.

La tematica è legata ai valori etici condivisi, alle migrazioni e ad altre tematiche sociali, rappresentate con materiali, tecniche e espressività differenti delle quattro artiste, anche questa differenza sottolinea che pur nella differenza espressiva si può essere interconnessi e lavorare sotto un unico obiettivo comune con valori condivisi. Il progetto sarà presentato in occasione degli eventi collaterali inseriti durante il periodo espositivo della Fiera di Cremona.

Tessiamo la Rete per un Mondo Migliore

Con questi fili tendiamo e tessiamo una rete per unire virtualmente la gioia e la spensieratezza che ogni bambino dovrebbe avere, ma anche il diritto di ogni essere vivente alla vita e a camminare (spostarsi) sicuro per le vie del mondo. Intessiamo l’infinita curiosità e la sete di sapere, il muoversi incessante tra colori e lettere, per l’arricchimento culturale, tenendo e rispettando Madre Terra e i suoi vitali nutrimenti di cui nessun essere vivente può fare a meno e di cui deve esser grato (ad essa).

Il Progetto di Mettiamoci una pezza

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Il progetto di Fiumefreddo – Catania

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Il progetto di Fiumefreddo – Catania

L’associazione di promozione sociale ITACA, acronimo di Il Territorio Al Centro dell’Attenzione,  con sede a Fiumefreddo di Sicilia in provincia di Catania, nasce nel 2011 con obiettivo sociale lo sviluppo locale a 360 gradi.

“Aderiamo, in collaborazione all’Assesorato alla Cultura del nostro comune Fiumefreddo di Sicilia, al progetto di Mettiamoci una pezza, evidenziando le zone rosse del nostro territorio : area ex Siace-Keyes e Riserva Naturale del fiume Fiumefreddo.”

La Siace e la Keyes

Nel 1964,  nell’area di Marina di Cottone del comune di Fiumefreddo di Sicilia, sorse quella che diventò la più grande cartiera della Sicilia, la SIACE. A poche decine di metri, da qualche anno esisteva già un’altra piccola cartiera, specializzata nella produzione di cartoni per le uova, la Keyes. Il loro destino risulterà simile, contrassegnato da un’età dell’oro, la frana, l’abbandono, i veleni.

Quello che oggi rimane di due realtà industriali è solo una fabbrica di amianto, eternit ed altri materiali considerati cancerogeni. Uno scheletro di una città fantasma, una terra dopo l’uomo, ideale per ragazzi che si addentrano all’interno delle macerie, per cimentarsi in attività ludiche, come il softair, sport di simulazione di azioni belliche. Ignari che tra quelle rovine inalano sostanze tossiche che nella zona mietono vittime in continuo aumento.

La Siace ha chiuso i battenti nel 1987, la Keyes nel 2002. Queste due realtà hanno rappresentato la storia di Fiumefreddo avendo dato lavoro a tanti abitanti del luogo e delle zone limitrofe, e contribuendo alla crescita demografica. Ma bisogna guardare avanti, ed è necessario che l’intera zona venga bonificata seriamente , e sia utilizzata al meglio per la collettività.

La Riserva

Il fiume Fiumefreddo e la Riserva Naturale Orientata, che si estende lungo la parte terminale del suo corso, rappresentano il vanto di tutto il Paese costituendo un bene inestimabile per gli elevati interessi naturalistici e scientifici. Il fiume è inserito in uno scenario naturale senza pari il cui ecosistema fluviale è stato sottoposto a tutela con L.R. 98/81; in seguito, con D.A. n. 205/84, è stata istituita la Riserva Naturale Orientata del fiume Fiumefreddo.
Il Fiumefreddo sgorga dalle falde nord-orientali dell’Etna, la Riserva si estende fra i territori dei Comuni di Calatabiano e Fiumefreddo di Sicilia (separati dall’alveo del fiume omonimo) abbracciando un’area di grande interesse naturalistico-ambientale.
La Riserva è suddivisa in zona A (circa 20 ettari) ed in zona B (circa 55 ettari). Il fiume è lungo circa 1.800 mt ed è alimentato esclusivamente dal progressivo scioglimento delle nevi,; le due sorgenti principali sono: “Capo d’Acqua” (in dialetto Testa sciumi) e “Caldare Fiorino” (Quadare, cioè pentole in dialetto siciliano) così chiamate per il caratteristico ribollio delle acque, simile a quello dei pentoloni in ebollizione.
Le particolarità principali di questo corso d’acqua sono la limpidezza e la fredda temperatura (12 o 13 gradi centigradi nel periodo estivo); caratteristiche anche le falde di affioramento, presenti nella zona di pianura, dovute all’esistenza di rocce vulcaniche sotterranee.

Purtroppo è’ veramente triste vedere una Riserva che se mantenuta con un minimo di cura potrebbe essere un fiore all’occhiello del lungomare Cottone.

Se volete partecipare a questo progetto scrivete a:  dott.cinzialaspina@gmail.com

 

 

 

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