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Prima di partire

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foto di Simona Iovane

foto di Simona Iovane

Quando il cuore e il cervello si uniscono per far fronte ad un’ingiustizia, noi di Animammersa non ci fermiamo. L’ingiustizia è rappresentata, per noi, dalla prevenzione mancata, dai silenzi, gli slogan inutili, e dalle telecamere spente su tutti i territori colpiti da catastrofi naturali, in questa Italia sguarnita, impreparata e pericolosa.

Abbiamo raccolto l’invito a partecipare al Guinness dei primati, per cucire la coperta più grande del mondo. Ci è parso il momento giusto per sottoporre sotto una lente mondiale il nostro slogan, la nostra battaglia politica: Una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale”. Lo abbiamo detto all’Aquila, nel 2012, con l’azione più grande di urban knitting mai provata in Italia; lo abbiamo detto in Emilia Romagna, nel 2013, lo andremo a dire a Trieste, domani, dove da tutta Italia sono arrivate pezze di lana per cercare di rivestire i 1024 metri quadrati di Piazza Unità d’Italia, a Trieste. Abbiamo fatto una “prova generale” per vedere il risultato del nostro lavoro, i 70 metri quadrati di denuncia da portare a Trieste, messi insieme – come al solito – da mani provenienti da tutto il Paese, srotolando il lavoro sulla scalinata di San Bernardino, ed ecco il risultato.

foto di Francesca Cocciante

foto di Francesca Cocciante

 

foto di Giuliano Maragni

foto di Giuliano Maragni

foto di G. Maragni

foto di G. Maragni

 

 

 

 

 

Lo facciamo insieme, come sempre, portando un segno rosso di passione e denuncia.

Ci vediamo a Trieste!

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cominciamo!

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Ciao a tutte/i, oggi cominciamo ad assemblare la frase che accompagnerà la nostra e vostra coperta.

L’idea di partecipare ad uno dei giochi più conosciuti al mondo con una denuncia ci piace sempre di più. Una denuncia che racchiude tutto il territorio italiano. Il famoso filo rosso che unisce l’Italia da nord a sud. Un filo rosso che vi trova sempre pronte/i ad esserci, a levare la vostra voce in un modo pacifico ma incisivo, “a suon di ferri corti”. Con grande emozione vi abbracciamo e vi ringraziamo per le bellissime parole con cui accompagnate le vostre pezze. Ogni anno ci diciamo “vabbè questa è l’ultima” ed ogni volta ci “ricaschiamo”, fortunatamente! Prima o poi pubblicheremo le vostre lettere, se ci darete il permesso. Grazie, grazie di esserci!

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Animammersa e il 6 Aprile

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L'Aquila 6 Aprile 2012 - foto di Marco D'AntonioAnimammersa  compie cinque anni di vita, gli stessi cinque anni che legano gli aquilani al 6 Aprile 2009. Di vincolo infatti si tratta, a causa del legame che procura il ricordo della violenza fisica subita con il terremoto, per i crolli e le vittime; a causa della violenza psicologica subita, per le vittime e le inutili rassicurazioni, e a causa della ingiustizia che ha visto sperperare denari, risorse, progetti, insieme alla disgregazione di tutta la comunità del Cratere.

Animammersa ha vissuto di vita “politica” raccontando attraverso il teatro e i laboratori il disagio della comunità e la forza di reazione delle donne e dicendo a gran voce che il paesaggio e il suo territorio non possono e non devono essere più beni di scambio politico, bensì bene comune.

Il filo rosso che unisce l’Italia non può essere quello che omogeneizza il paese a causa delle catastrofi naturali e dei dissesti idrogeologici, delle esondazioni, delle alluvioni e dei crolli per sisma come è stato fino ad oggi. Deve essere quello che denuncia e richiede un progetto normativo che tuteli le nostre terre, la nostra cultura, la nostra coesione come società in tutte le sue componenti.

Il progetto “mettiamociunapezza” ideato e voluto da Animammersa nel 2012, è questo. Un gesto politico con una fortissima capacità di coesione sociale che avvicina le persone sotto lo slogan “Una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale”. Urban Knitting non vuol dire abbellire gioiosamente monumenti con la lana colorata. Vuol dire mettere in evidenza il grigiore e l’ignavia delle istituzioni davanti a distruzione e incompetenza, insieme alla loro colpevole assenza normativa.

Nella prima edizione del 2012, hanno partecipato più di seimila persone da tutto il mondo, spedendo le pezze colorate che sarebbero servite a evidenziare la cura necessaria al territorio. E’ stata conseguenza naturale trasferire lo stesso tipo di allestimento nel 2013 su un altro territorio colpito da un sisma, l’Emilia. Il nostro slogan, la partecipazione massiccia di altre comunità al progetto, ci hanno detto che le catastrofi oltre ad un dolore privato, sono soprattutto un fatto collettivo che ha bisogno di una soluzione politica, istituzionale, normativa. Non sferruzziamo, agiamo per la polis, facciamo politica.

La definitiva consapevolezza che il progetto sia vicenda di coscienza nazionale viene dal programma di quest’anno. L’edizione del 2014 prevede ancora un allestimento in Piazza Duomo, all’Aquila, a partire dal 1° Aprile e fino alla fatidica data del 6 Aprile, con la costruzione di quanto di più metaforico esista: più ragnatele tessute con lana rossa, inviate ancora una volta da tutto il Paese.
La catenella rossa all’uncinetto con cui Animammersa tesserà le ragnatele è un manufatto tanto più semplice quanto più politico. Nella sua semplice nudità denuncia il vigore di una coesione nazionale, di una indignazione complessiva di fronte alle assenze istituzionali, di una coscienza politica.

Per tutto questo, Animammersa sarà in Piazza Duomo a L’Aquila, quest’anno. Il 5 Aprile con l’installazione delle ragnatele e il 6 aprile anche per proporre un annullo filatelico, in collaborazione con Poste Italiane, e il Patrocinio del Comune di L’Aquila, per commemorare i primi cinque anni dal sisma del 6 Aprile 2009 e il quinquennio di attività di Animammersa.
Le donne di Animammersa saranno comunque in Piazza Duomo a partire dal 1° per lavorare “in loco” e insieme a tutti coloro che vorranno dare una mano alla tessitura della ragnatela e per autofinanziare il progetto attraverso la vendita a contributo di cartoline interamente dedicate alle installazioni di “Mettiamoci una pezza”.

 Il progetto

Una cartolina dall’Aquila

Il filo rosso che unisce l’Italia

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IMG_2907C’è un Fiume Rosso che unisce l’Italia
un fiume rosso di terra e di rabbia,
la unisce e la bagna.
I libri di geografia non ne seguono il corso
e in quelli di storia non trovete il suo nome.
Nessuno parla volentieri del Fiume Rosso.
Arrivato improvviso nella vita di Erto, di Messina, dell’Aquila, si nutre di morti portandosi via i sogni, l’amore…la memoria.
Porta con se i morti che l’Italia ha inghiottito spietatamente nelle sue viscere senza chiamata e senza preavviso.
Che Madre è colei che non si prende cura delle acque dei suoi fiumi, della terra delle sue montagne, della potenza spaventosa dei suoi Vulcani?
E ogni volta che il Fiume Rosso torna a far sentire la sua voce e ad uscire dall’oblio,
ora come nella notte dei tempi,
si maledice il Fato,
la tragedia Imprevedibile,
la punizione Divina.
E i palazzi crescono sotto le scogliere,
gli ospedali sopra le faglie,
le ville attorno ai vulcani.
C’è un Fiume Rosso che attraversa l’Italia
la unisce e la bagna.
Un Fiume Rosso di terra e di rabbia,
di sangue, vergogna e silenzio.
(memoriter)

Nel 2011, i 150 anni dell’Unità d’Italia per noi di Animammersa, sono stati lo spunto per fare una riflessione su uno degli aspetti più drammatici del nostro paese: l’unicità, dal Nord al Sud, del dissesto idrogeologico del Paese a causa di dissennate politiche di consumo del territorio.
L’Italia è tristemente unita anche da questo. Dal Vajont a Gibellina, ogni territorio è continuamente massacrato da frane, alluvioni, esondazioni, crolli, mancanza di leggi che prevedano costruzioni edilizie rigorose in regime antisismico. L’Aquila, città distrutta dal sisma del 2009, ha acuito il senso di impotenza e di rabbia verso l’inadeguatezza istituzionale nella soluzione di questo genere di problemi, prioritari solo nel gergo politichese elettorale.
Questo fiume rosso diventa ora, qui all’Aquila, filo di ragnatela che insieme stiamo costruendo per ribellarci, per far sentire forte e chiaro la voce di quella comunità di cui ognuno di noi si sente parte. La vostra partecipazione amplifica il tono, vibra e diffonde la denuncia che arriva dalla Sardegna, dalla Toscana, dalla Calabria, dalle zone dell’Emilia, dai singoli e dai gruppi che in ogni regione, che ogni giorno si uniscono in un semplice e potente gesto.

Come partecipare       Il progetto      Una cartolina dall’Aquila