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Mettiamoci una pezza è a Collemaggio

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Animammersa1ridottaAbbiamo preparato un nuovo progetto, un’azione diversa, apparentemente, ma che si siede comodamente nel solco di tutte quelle proposte sino ad ora. Forse potrà colpire la sua natura lontana dai ferri corti, forse, ma lo spirito è lo stesso e stessa è l’energia con la quale ci accingiamo a viverla e proporla. Attivata la curiosità? Vediamo di scoprire le carte. Prima di tutto va detto che abbiamo bisogno del vostro sostegno, una cosa facile. Facile come un like!

Lo useremo per portare avanti un nuovo progetto che abbiamo presentato in questi giorni. Ma facciamo un passo indietro.

Il 16 novembre 2016 Animammersa inaugura la sua nuova sede, il Container che si trova nel Parco di Collemaggio. Questo parco non è solo nel cuore della città ma anche nel cuore di ogni cittadino. Sorge accanto alla Basilica di Collemaggio, chiesa circondata da tre aree verdi ben distinte tra loro, un patrimonio naturale non trascurabile, sulle quali da qualche anno si elaborano progetti di riqualificazione che speriamo vengano realizzati il prima possibile. Il Container è sulla collina dove sorgeva l’Ospedale Psichiatrico cittadino, un dedalo di vie e palazzine avvolte da una rigogliosa vegetazione. Accanto a spiazzi ben manutenuti convivono zone abbandonate dove purtroppo vengono gettati scarti ed immondizia come se nascosti dalle fratte facessero meno male. Dietro alla sede c’è uno spazio incolto, un semicerchio su per giù, un posto che solo a guardarlo sembra fatto per noi! Noi che spesso viaggiamo lontano con la mente e cerchiamo di realizzare sogni belli, colorati e popolati da compagni di viaggio con i quali condividiamo azioni anche solo a distanza. Tipo ora con voi. Nel guardarlo ti accorgi cosa significa veramente prendersi cura di un luogo, cosa significa imparare a non sprecare la bellezza che ti circonda. Che detto così occupa solo due righe ma se ti fermi a riflettere su questi concetti non rimani indifferente. Ti costringe ad immaginare per lui e grazie a lui tutte le cose che puoi realizzare. Ti si allarga un po’ la mente e già solo per questo lo ringrazi! Poi succede che, come spesso ci capita, un’idea ne contenga tante altre, e l’una sia unita all’altra e tra loro perfettamente si incastrano come nel meccanismo della matrioska. Vorremmo…vorremmo…ora però non ci distraiamo dobbiamo iniziare. Chi di voi ha avuto a che fare con l’associazionismo sa, anche solo per sentito dire, che si lavora tanto di volontariato e poco di contributi esterni (pubblici o privati che siano). Quindi quando hai bisogno aguzzi la mente, ti guardi intorno e, se sei fortunato, trovi. Abbiamo scoperto un bando “Insieme per il nostro quartiere” proposto dal gruppo BRICO CENTER  che dona al progetto che ottiene più like materiale per risistemare una zona verde. Utensili che noi non abbiamo e che ci permetterebbero di iniziare il lavoro di ripulitura e sistemazione dell’area. Un procedimento facile, qualche minuto del vostro tempo si trasforma in un aiuto per noi fondamentale. Il progetto che abbiamo presentato  lega tra loro due temi sostanziali delle nostre azioni: tutela del territorio e sociale. L’orizzonte è quello cittadino, nel luogo e nei soggetti coinvolti. Pensiamo che sia tempo di sperimentare anche qui, nella nostra realtà, tutte le potenzialità benefiche dei giardini e degli orti sociali. Certo, questa volta, non vi attiviamo direttamente nell’azione ma il vostro AIUTO ci è come sempre fondamentale. Le votazioni dei progetti inizieranno il 26 maggio e termineranno il 28 maggio. Appena verranno pubblicati i link vi chiameremo a raccolta per votare il nostro progetto (sempre che vi piaccia). A presto guerrigliere!

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Animammersa: le pezze del 6 aprile in Emilia

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Mettiamoci Una Pezza! Una città ai ferri corti - Urban Knitting a L'Aquila - 6 aprile 2012 - foto M. Marini

Mettiamoci Una Pezza! Una città ai ferri corti – Urban Knitting a L’Aquila – 6 aprile 2012 – foto M. Marini

Con un po’ di vergogna e quasi in incognito, qualche tempo fa, siamo andate a togliere da Piazza Duomo le pezze che avevamo allestito per la commemorazione del 6 aprile 2012.

Erano ormai distrutte dalle condizioni climatiche, un anno di pioggia sole neve gelo cani e vandali, le avevano ridotte male. E così, armate di forbici e pazienza, le abbiamo tolte. È però successo che mentre pulivamo la piazza, le persone di passaggio dicevano “NO!” “Ma che fate, queste sono le pezze della città!”.

Addirittura qualcuno ci ha detto “Abbiamo passato un anno a spiegare ai turisti il significato della vostra azione, e adesso le togliete! Non va bene”.

E allora abbiamo avuto ulteriore conferma che la nostra azione, l’azione di Animammersa con il progetto “Mettiamoci una pezza”, ha centrato l’obiettivo. È stata un’azione politica, un’azione profonda, una denuncia che è arrivata alle persone, che è servita a far parlare ancora della nostra città attraverso i media. Una clamorosa azione corale, che ha coinvolto più di seimila persone sparpagliate nel mondo, che hanno voluto collaborare a denunciare lo stato di fermo della ricostruzione della nostra città, come patrimonio comune. È stato un impegno morale di tutti, partito dal basso, supportato dalla rete, dalla non violenza  e dall’ironia del gesto, persino dalla bellezza dei colori.

Noi non “sferruzziamo” perché è un’azione di genere. Certo, la lana è un’arte prettamente femminile. Ma, a parte che ci siamo rese conto di quanta parte dell’universo maschile si sia cimentato nella costruzione di pezze da spedirci, anche se fosse solo un’azione di genere, avrebbe comunque l’importanza che ha: una portata veramente innovativa che serve a sottolineare, evidenziare, denunciare e richiamare attenzione.

Mettiamoci Una Pezza! Città ai ferri corti - Urban Knitting da L'Aquila in Emilia - 6 aprile 2013

Mettiamoci Una Pezza! Città ai ferri corti – Urban Knitting da L’Aquila in Emilia – 6 aprile 2013

E così, quest’anno, andiamo a portare il nostro 6 aprile a Finale Emilia e Mirandola. Non andiamo a “sferruzzare” in allegri conciliaboli femminili, per rendere allegre le panchine dei giardini emiliani. Andiamo a dire che il nostro 6 Aprile è una questione politica nazionale, un problema che va condiviso e dibattuto prima di tutto fra territori che hanno vissuto la stessa sorte, ma testimoniamo anche che c’è gente, nel mondo, che attraverso il simbolico gesto di spedirci una pezza per continuare col il nostro progetto, ha la consapevolezza che il proprio è un gesto politico, la cui valenza sociale condivisa è irrinunciabile.

Il nostro “arrembaggio” con la lana vuol dire che una zona rossa, ovunque si trovi, è una questione nazionale. E che una legge di prevenzione, che tuteli tutti i territori soggetti a catastrofi naturali, con il loro portato di vita, attività umana, speranze e progetti per il futuro, è una questione che ci riguarda da vicino, che riguarda tutti.

C’è una comunità diffusa che, dal basso, ne ha profonda consapevolezza. Con ironia, leggerezza, costanza serietà e molta, molta fermezza.

Maria Luisa Serripierro – Animammersa

Anche Brienno ci Mette una Pezza!

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allestimento di Urban Knitting a Brienno - luglio 2012

allestimento di Urban Knitting a Brienno – luglio 2012

Brienno è un piccolo comune della Lombardia affacciato sul lago di Como. Nel luglio 2011 una forte pioggia provocò lo straripamento del fiume Lario e conseguenti frane. I danni furono ingenti, fortunatamente non ci furono vittime.

Eletta è una giovane donna che vive lì e attraverso la rete, come molti, ha conosciuto il nostro progetto Mettiamoci una Pezza. Decide, tira fuori i ferri corti e  Brienno ha il suo allestimento!

Già alla metà del mese di luglio il sindaco aveva allertato popolazione e stampa sulle lungaggini burocratiche dovute alla mancanza di fondi destinati ai piccoli comuni colpiti dalle calamità naturali.

Qualche giorno fa ci ha comunicato che le pezze del suo allestimento, salvate dalle intemperie e dai vandali, sono in viaggio verso Finale Emilia.

Le troveremo lì quando arriveremo il 6 Aprile 2013, per il nuovo allestimento di Mettiamoci Una Pezza!, a testimonianza di quel fiume rosso che unisce l’Italia.

Anche Brienno ci Mette una Pezza! 

l'albero dell'allestimento di Urban Knitting a Brienno - luglio 2012

l’albero dell’allestimento di Urban Knitting a Brienno – luglio 2012

Anche i Comuni ci mettono una pezza!

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Mettiamoci Una Pezza! ha ottento il patrocinio dei Comuni di Finale Emilia, Mirandola, L'Aquila e Villa S. Angelo

Mettiamoci Una Pezza! ha ottento il patrocinio dei Comuni di Finale Emilia, Mirandola, L’Aquila e Villa S. Angelo

Da tempo questo nostro progetto di estendere l’azione di urban knitting Mettiamoci Una Pezza! alle zone rosse di Finale Emilia e Mirandola fremeva nel cassetto, ma abbiamo pazientato e rimandato il lancio dell’iniziativa perché tenevamo fortemente al coinvolgimento delle Istituzioni, così che fosse chiaro il nostro impegno e la nostra attenzione alla salvaguardia dei territori esposti ai rischi ambientali e soprattutto alle persone che ci convivono, troppo spesso inconsapevoli.

Ecco, oggi possiamo annunciare che hanno accordato il loro Patrocinio alla nostra iniziativa i Comuni di Finale Emilia, L’Aquila, Mirandola e Villa S. Angelo, quest’ultimo gemellato con Finale Emilia.

Animammersa è onorata ed orgogliosa di questo sostegno ufficiale perché dà senso e forza al nostro atto artistico, ma soprattutto riconosce a tutti coloro che contribuiranno all’allestimento del 6 aprile 2013 un ruolo nella costruzione di uno Stato più attento e sensibile alle politiche di prevenzione dei rischi ambientali e a quelle di gestione dell’emergenze e delle ricostruzioni. 

Le nostre pezze il 6 aprile 2013, quarto anniversario del sisma a L’Aquila,  saranno a Finale Emilia e Mirandola per esprimere la cura, l’attenzione e la solidarietà per le persone che hanno subito un disastro e per dichiarare che

una ZONA ROSSA, ovunque si trovi, è una questione NAZIONALE!

E’ tempo di tornare in Piazza Duomo

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Mettiamoci Una Pezza in Piazza Duomo, L'Aquila

Mettiamoci Una Pezza in Piazza Duomo, L’Aquila – foto di Alessandro Urbani – Snap the World

Abbiamo sempre risposto a chi domandava che fine avrebbero fatto le pezze che noi naturalmente ne avremmo curato la  manutenzione.

Sapevamo che il tempo  non le avrebbe risparmiate, sporcandole o semplicemente alterandone i colori.

Lasciamo stare quello che alcuni hanno invece fatto accanendosi a strappare, rubare, bucare quei rettangoli colorati e così facendo  deturpando e calpestando ciò che con tanta cura era stato allestito; ci siamo già pronunciate ed il silenzio in questo caso non è sinonimo di resa.

La rassegnazione non ci appartiene, l’impegno l’avevamo preso  e quindi… incontriamoci in Piazza Duomo mercoledì 29 Agosto, dal pomeriggio ci troverete lì.

Chi vuole può portare qualcosa di nuovo o solo ago e filo.

Saranno presenti anche le telecamere di una televisione svizzera. Mettiamoci una Pezza  ancora desta interesse e questo successo lo dobbiamo doverosamente dividere anche con voi che ci avete dal primo momento sostenuto ed aiutato.

Una pezza di parole per L’Aquila da Giancarlo Pallotta

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chiosco di piazza San Bernardino con le nostre pezze

chiosco di piazza San Bernardino con le nostre pezze

 In questo chiosco, nei pressi del parco giochi di San Bernardino, abbiamo incontrato Giancarlo che ci ha fatto i complimenti per il nostro progetto ed ci ha chiesto come poteva partecipare. Gli abbiamo raccontato di come chi non sapeva usare ferri o uncinetto ha utilizzato un altro ferro corto: la penna. Oggi riceviamo la sua pezza di parole e volentieri la pubblichiamo. Grazie Giancarlo!

Riprendiamoci L’Aquila (Bella Mè !)

Gelate aquilane.

Non piove da mesi.

Non fa più la neve.

La terra è arida,

Fuma al mattino.

Solleva nubi…

Che un vento gelato

Va a diradare,

Supplendo a un inverno

Che forse… verrà!

Sono da solo.

Così mi pare.

Vorrei uscire!

Sentirmi vivo,

Cercare un mondo,

trovare un amico!

Ma dove vado

In questa città!?

Ferita,

Diversa,

Altra da me!

Che pur l’ho amata,

Che sento mia

Perché È mia.

Io l’ho creata!

A modo mio,

insieme agli amici,

che sono tanti!

Non è presunzione!

A volte subita.

Con allegria,

Con sogni veri,

rivoluzionari,

Quasi realtà.

Non ho rimpianti.

Sono vissuto.

Vorrei vedere

Vorrei sentire

Poter gioire!

Tutte stronzate

L’Aquila me?!…

Son solo e basta!

Intorno insiste

La saga cialtrona

Di gente mediocre

Senza passione

Non degna di me,

Non degna di Te.

Qualcuno che afferma:

“Non è colpa mé!”

“È colpa degli altri.

E il merito è mio.”

Un altro dice:

“L’avevo detto:

Fidate di me!”

Ma DAVVERO per Dio

Finirà così!?

Così come dicono,

Che in fondo,

A star buoni

A non romper maroni

RINASCERÁ?

Ho voglia di crederci!

Ma non so perché

Qualcosa si oppone.

Ingenuo non sono,

Coltivo speranze,

“me so fattu rossu”,

Penso tra me.

Sarà, forse,

che spero

In una città

Gonfia d’orgoglio,

Certa nel cuore,

Fatta di gente

Che ritrova fierezza,

Che non ne “Po’ più”?

Di cotante stronzate,

Mai digerite

Che si Alza e che Dice : RICOSTRUZIONE e… VIA L’INVASIONE!!!!

E così, finalmente, l’idiota si è palesato.

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la scalinata danneggiata

la scalinata danneggiata

Eravamo un po’ con il fiato sospeso, stupite e felici che nessuno avesse ancora fatto danni alle migliaia di pezze colorate che hanno reso la nostra piazza più bella, la nostra azione un simbolo.

Quelle pezze che hanno fatto avvicinare tanta gente mentre lavoravamo all’istallazione con le mani impiastrate di colla naturale (acqua e farina), per chiederci “che cosa state facendo” o semplicemente per dirci con un sorriso “grazie per quello che fate”. Le pezze di lana arrivate da tutta Italia per L’Aquila, arrivate da molte parti d’Europa e del mondo a dirci “non siete soli”, sono state rubate, strappate, divelte, scomposte.

Finalmente l’idiota è arrivato.

Ieri pomeriggio abbiamo notato che sulle bellissime cabine telefoniche sulle quali stiamo lavorando da quattro giorni, manca qualcosa. Erano cucite e incollate. Le hanno strappate e portate via.

una delle pezze mancanti della cabina telefonica

una delle pezze mancanti della cabina telefonica

La scala che dal Welcome Point porta all’ingresso dei tappeti mobili, al tunnel del mega parcheggio, la scala che è stata fotografata, ripresa, di cui si è scritto su centinaia di giornali nazionali e locali, che ha fatto il giro dei tg e dei settimanali, fatta e assemblata da ragazzi, ragazze, donne, nonne, aquilani e no, quella scala sulla quale si andavano a coccolare i fidanzati e ci si facevano pure le foto, è stata distrutta.

Che sia stata un’azione di “casapau”, un dispetto per la chiusura della campagna elettorale, etichettandoci, ancora una volta, sbagliando, legate ad un partito?

O forse saranno stati rumeni ubriachi? Così, tanto per farsi male da soli, auto celebrare e ribadire insulsi e razzisti luoghi comuni che vogliono lo straniero vandalo e cattivo.

le pezze strappate dall'edicola

le pezze strappate dall’edicola

Studenti universitari annoiati che hanno scelto le pezze d’arte più belle per arredare le mura di cartone delle loro stanze squallide?

Ragazzi della periferia, analfabeti e strafatti di chimica, con quelle belle creste in testa, i pantaloni il cui cavallo rasenta il marciapiede e gli occhialoni “finto carrera”?

Bulletti ancora spaventati dal terremoto?

Turisti del sisma, che vogliono riportare a casa macerie ad ogni costo e visto che non hanno potuto, in mancanza di morti e foto spettacolari, una pezza dall’Aquila se la sono riportata comunque?

Chi è stato in fondo non importa.
Insulso, come il gesto che ha compiuto.

Ci ha fatto incazzare però, e rende difficile denunciare lucidamente un gesto violento su quanto di meno violento esiste: la lana, i fili, le mani che impastano colla.

E gli occhi finalmente accesi delle migliaia di persone che hanno guardato la città colorata e insieme a noi hanno ricominciato a sperare.

Una pezza per i portici da Maria Piera D’Alessandro

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i Portici di L'Aquila, prima del sisma del 6 aprile 2009

i Portici di L'Aquila, prima del sisma del 6 aprile 2009

Il breve tragitto che separava casa mia dai Portici, 3-400 metri in tutto, aveva per me il sapore della libertà. Libertà dalla famiglia, libertà dalle incombenze scolastiche e libertà dal ruolo di figlia, di bambina ancora da proteggere e tenere d’occhio.

Lì, sotto i Portici, mi sentivo grande, indipendente, alla pari con tutti gli altri, con la fiumana di ragazzi e ragazze che ogni sera , e ogni giorno alla fine delle lezioni, vi si riversavano.
Insomma, quel breve tratto di “strada”, con negozi, bar e anche una chiesetta, era in realtà una scuola di vita. Lì ho (intra)visto i miei primi amorazzi, lì si sono infranti i miei sogni romantici da due cuori ed una capanna, lì ho pianto per il mio povero cuore da sedicenne spezzato e anche per un brutto voto a scuola.
Lì confabulavo con le amiche se “quello là” tanto carino non fosse un filino troppo grande per me!

I Portici, quindi, come viaggio iniziatico, di formazione: si entrava ragazzini e se ne usciva adulti. Si arrivava timidi ed insicuri, alla ricerca di una colonna a cui associarsi. Ogni colonna aveva il suo nome preso in prestito dal vicolo attiguo o dal negozio più vicino. E ad ogni colonna corrispondeva una “compagnia” di ragazzi con caratteristiche ben precise. Per tipologia di scuola, ambito sociale e/o politico ed età. Di solito ci si accodava a qualcuno che, benevolo, permetteva al nuovo arrivato di entrare nella compagnia. Una specie di presentazione ufficiale, come nei circoli più esclusivi. Poi, pian piano, da pulcini spaventati si guadagnava in sicurezza ed autorevolezza, all’interno di una invisibile, ma disciplinata “scala sociale” interna ad ogni compagnia. E con il passare degli anni, se si aveva la voglia e la costanza di rimanere sempre lì, si arrivava ad essere il punto di riferimento della colonna o del vicolo. Magari conosciuti e riconosciuti in tutta la “vasca” dei Portici. Insomma, si diventava una piccola celebrity!
Chiaramente alla sottoscritta non è mai accaduto! Io facevo parte della maggioranza silenziosa, quella che era contenta di stare lì, ma non aspirava alla celebrità. Anzi, più era invisibile e meglio stava!

Poi, ad un certo punto della tua storia, i Portici ti “sputavano” fuori: perchè a quel punto eri pronto per affrontare la vita, quella vera, senza che loro stessero lì a proteggerti, con il loro abbraccio rassicurante, perchè avevano esaurito il loro compito e, come una mamma benevola, ti accompagnavano con delicatezza verso l’età adulta che ti attendeva aldilà del Corso.

I Portici oggi  - foto di Anna Lordi

I Portici oggi - foto di Anna Lordi

Quel Corso che ora è lì, immobilizzato dalle transenne e imbracato dai puntellamenti. Con le vie laterali chiuse ed inaccessibili. Con i militari che gentilmente ma con fermezza lo presidiano e i cittadini che ostinatamente tornano lì, in mezzo al nulla, per fare le loro passeggiate fino a Piazza Duomo, dove c’è, ancora ferita, la Chiesa delle Anime Sante, emblema del terremoto. Ma proprio dai Portici si può percepire che gli aquilani non si sono arresi ed ancora sono lì, in attesa di riappropriarsi della città, quando sarà loro permesso. Lo si vede dalle chiavi delle case, che i cittadini del centro storico hanno appesa più di un anno fa, proprio sotto i Portici, e che toglieranno quando potranno tornare nelle loro abitazioni, ora inaccessibili o, in alcuni casi, da abbattere. Lo si vede dalle pezze colorate messe un po’ dappertutto proprio lì, grazie all’iniziativa Mettiamoci una Pezza, per ridare colore e vita alla città dell’Aquila. Iniziativa che ha riscosso un notevole successo, con 4000 pezze pervenute da tutto il mondo. Nel III anniversario del terremoto, questi piccoli capolavori fatti a maglia hanno decorato i Portici, la Piazza del Duomo ed altri luoghi simbolo di quella che fu la città pre-sisma.

Un modo di riprendersi il centro, anche solo per una giorno, anche solo simbolicamente.

pubblicato il 10 aprile 2012 su La Eco

La storia delle pezze di Pompieri senza frontiere

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Gabriella Pernaci (Scuola Media Vivaldi – Torino) e  Michele Sforza (Pompieri Senza Frontiere) ci hanno segnalato  un bellissimo video di loro produzione che racconta la storia delle 107 pezze che ci hanno inviato. E’ una testimonianza preziosa di come “Mettiamoci una pezza”, sia stato un progetto che ha messo in moto non solo la solidarietà per L’Aquila, che già è un risultato straordinario a tre anni dal sisma, ma soprattutto ha dato l’occasione di scambi ed incontri alle persone che hanno condiviso il nostro appello. Sarebbe bello raccogliere insieme a tutti voi le storie delle pezze che ci avete inviato e che, in parte, già trapelano dai messaggi allegati nei pacchetti. Che ne dite, ci mettiamo delle storie alle nostre pezze?

Mettiamoci una pezza from Pompieri Senza Frontiere on Vimeo.