Una pezza per i Portici da Guido

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i Portici prima del 6 aprile 2009

i Portici prima del 6 aprile 2009

Parlare dei Portici dell’Aquila significa parlare della città stessa. I Portici ne erano il nucleo, il fulcro, la vita, il luogo di animazione e di incontri. Vedere quel brulicare di gente che li affollavano due volte al giorno, a mezzogiorno ed alle sette la sera, significa ricordare il popolo che li viveva con le sue peculiarità e le sue contraddizioni: giovani ed anziani, snob e proletari, fascisti e comunisti.

Non frequentarli significava essere fuori della vita della città. Anche gli abitanti delle frazioni non disdegnavano una passeggiatina sotto i portici, almeno nel fine settimana. La presenza sotto i Portici ti omologava alla città, ti rendeva cittadino aquilano a tutti gli effetti.

Tanti i ricordi che si affollano della mia adolescenza vissuta anche sotto i Portici, e certamente quelli che più mi piace ricordare sono i ricordi d’amore, dei primi approcci con le ragazze. Nell’era pre-digitale, gli incontri si facevano a scuola, alla Villa Comunale e sotto i Portici; ci si andava per fare politica ma anche per incontrare qualche ragazza che ti piaceva, la osservavi passeggiare con le sue amiche e speravi che si fermasse alla tua colonna o che qualcuno dei tuoi amici la conoscesse.

I Portici del Liceo oggi

I Portici del Liceo oggi

Non sempre avevi il coraggio di presentarti, di fermarla e talvolta gli amori rimanevano incompiuti. Qualche volta, invece, l’amicizia già c’era ed allora si approfittava per fare qualche “vasca” insieme e insieme parlare del più e del meno: la scuola, l’impegno politico.

Non poteva che nascere sotto i Portici la prima iniziativa di impegno politico – sociale: il mercatino del libro usato.
Era un’attività che noi giovani di sinistra copiammo da altre città per dare un servizio agli studenti delle scuole superiori e perché serviva come autofinanziamento per i collettivi di sinistra. Quando le scuole iniziavano il 1 Ottobre, l’attività prendeva avvio a fine Agosto, primi di Settembre: si raccoglievano i libri usati e poi si mettevano in vendita su dei tavoloni di legno, ordinati per materia e per classe. Fu la mia prima esperienza organizzata: bisognava fare i turni dei volontari, tenere il registro dei libri ricevuti e di quelli venduti, tenere la cassa.

Quella esperienza la ricordo volentieri e con grande nostalgia anche perché lì conobbi la donna che più ho amato nella mia vita; un amore sopito per 30 anni e che si è ravvivato nella maturità così come un libro rimane su uno scaffale per anni in attesa di essere riletto.

E mo’ mettici ‘na pezza…

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