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Mettiamoci una pezza! ancora una volta

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Piazza Duomo - L'Aquila

Un disastro ogni volta che piove, si riempiono le strade ed esondano i fiumi, anche quelli che ti scorrono accanto e da tempo non li consideravi più tali, forse canali, se proprio qualcuno te lo avesse domandato. Talvolta neanche erano poi così vicini. E ora ti ritrovi, il salotto, il bar, l’officina piene di fango puzzolente. La conta dei danni è appena  iniziata. Silenzio.

Quella puzza costa. Costa quello che ti ha rubato, costa dover buttare divani, merce, macchinari. Costa e non sai dove prenderli quei soldi, non sai quando te li ridaranno, se te li ridaranno. Qualcuno abbandona. Rabbia.

Mentre le telecamere riprendono il paesaggio annullato, sommerso, l’esperto di turno ricorda gli inutili allarmi, i tanti convegni sulla fragilità del nostro bel paese. Uno spazio alle vittime ed uno agli speculatori. Dolore.

Tutte le volte è l’ultima. Tutte le volte.

Può essere l’acqua che invade, la terra che trema, certo è che sempre più gente si ritrova a condividere queste tragedie; un segno indelebile che pesa, che segna lo sguardo, ci si riconosce nei silenzi, nei racconti, negli slogan che nei vari dialetti si stampano su magliette a maniche corte.

A cinque anni dal terremoto che ha colpito L’Aquila ed il suo territorio Animammersa ha deciso di dedicare il progetto di quest’anno a questo segno indelebile.

L’istallazione che vogliamo creare insieme a voi sarà lo specchio, ancora una volta, di quello per cui è nato il marchio  Mettiamoci Una Pezza: la denuncia della mancanza di una seria politica di tutela e prevenzione delle catastrofi ambientali.

Il 6 Aprile 2014 a Piazza Duomo, nel centro dell’Aquila, tendiamo il filo rosso di cui sempre Animammersa ha parlato e lo trasformiamo in atto.

Una denuncia, una provocazione, un gesto per affermare che una zona rossa ovunque si trovi è questione nazionale!

In contemporanea, sempre in Piazza Duomo nello stand delle Poste Italiane, ci sarà l’Annullo Filatelico delle nostre cartoline con le immagini tratte dall’azione di  urban knitting 2012, che a tutt’oggi rimane la più grande installazione di Urban Knitting nazionale, grazie a voi (ma di questo ne parleremo tra qualche giorno).

 Come partecipare

 Il progetto     

Una cartolina dall’Aquila                           

le nostre foto a Finale Emilia e Mirandola

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le nostre foto su Flickr by Simona Iovine per Animammersa

Anime in viaggio

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chiosco di piazza San Bernardino con le nostre pezze

chiosco di piazza San Bernardino con le nostre pezze

Quattro aprile duemilatredici. ore 20.35.

Nel giardino del chiosco dove ci troviamo quasi tutte le sere, qualcuno ci dice “Tanto siete donne, partirete tardi domattina. E siccome vi fermerete lungo il viaggio cento volte, ci metterete almeno sei ore prima di arrivare a Finale Emilia”.

Cinque aprile duemilatredici. Ore 10.30.

Il mezzo “noveposti” noleggiato per portare le anime di Animammersa a Finale Emilia e a Mirandola con una vagonata di pezze di lana colorata nel portabagagli, è pronto.

È inevitabilmente tardi, ma siccome siamo tutte donne e dobbiamo fare almeno tre o quattro cose contemporaneamente, abbiamo pensato che mentre si viaggia potremo comunque lavorare e quindi perdiamo tempo ad organizzare la logistica interna al furgone. Per non fermarci sulla strada, e finire quello che abbiamo lasciato in sospeso, smistiamo gli oggetti che ci servono, fra il portabagagli e l’abitacolo. Io sono alla guida, Simona alle foto, Antonella Donatella e Patrizia, alla rifinitura del lavoro.

Siamo in ritardo, siamo donne, siamo convinte. Andiamo.

locandina

locandina

Dopo venti metri, la prima sosta. Sentiamo il fiato sul collo del commento fattoci la sera prima, cominciamo a ridere, ma non ne possiamo fare a meno: è necessario che il nostro “noveposti” sia visibile, durante il viaggio. E quindialmeno il poster di “Mettiamoci una pezza” dall’Aquila all’Emilia per il  6 Aprile 2013, ce lo dobbiamo mettere, sui vetri laterali.

Bella decisione, quella di tendere il filo rosso del nostro progetto di urbanknitting dall’Aquila all’Emilia. Coraggiosa, anche, perché siccome saremo altrove, non commemoreremo le nostre vittime insieme ai nostri cittadini. Non fisicamente, almeno. Esistono però molti modi per ricordare e uno dei modi è quello di raccogliere tutte le voci possibili e di unirle in un unico slogan condiviso: “una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale”. 

E così, le pezze che lo scorso anno hanno denunciato il grigiore e l’incuria di un mancato avvio di ricostruzione per il nostro centro storico aquilano, quelle stesse pezze che sono state create da migliaia di persone, filmate e  fotografate da tutto il mondo, quest’anno le abbiamo chieste perché l’azione corale che si coagula sempre intorno a questo progetto, diventasse l’espressione polifonica del nostro slogan.

Lo abbiamo lasciato in Piazza Duomo, il 4 aprile, a  monito per i politici e per la gente, nella consapevolezza che fosse condiviso da molti. E lo abbiamo portato con noi a Finale Emilia e a Mirandola, dove è stato accolto, capito e diffuso fra le persone.

Naturalmente piove. E’ una specie di marchio di fabbrica, quello di allestire la nostra guerrilla urbana sotto l’acqua. Durante il viaggio di andata, quando la pioggia ha cominciato a battere sui vetri, all’altezza di Bologna, eravamo comunque tranquille, attrezzate, per niente intimidite. La prima tappa, Mirandola, ci visto arrivare determinate a lavorare anche con la grandine, se necessario.

...anche gli uomini ci possono riuscire

…anche gli uomini ci possono riuscire

La piazza di Mirandola è grande, un viale alberato infinito. Poi, la decisione: allestiamo le colonne del teatro. Incerate, cappelli antipioggia, umido, acqua che entra nelle maniche delle giacche, nessun nervosismo. Dopo un po’ undrappello di gente si ferma, Simona fotografa, Donatella e Antonella spiegano, io e Patrizia lavoriamo, insieme ad altre due o tre donne. Simona sorridendo dice ad un signore che si avvicina: “Non è difficile, anche un uomo ci può riuscire”

“Mi aspetti, allora, signorina. Vado a prendere gli occhiali in macchina ed arrivo”. E’ rimasto con noi, a cucire, al buio e sotto la pioggia, fino alla fine dell’allestimento, notte fonda.

E poi Finale Emilia, la mattina seguente.  La novità è il sole! Una giornata tiepida, luminosa, piena di aspettativa. Quando arriviamo sul posto in cui Isabella ci ha dato appuntamento, troviamo donne al lavoro fra una montagna di pezze di lana. Ma quello che succede quando ci avviciniamo con il nostro furgone alla piazza adiacente il Castello e la Torre dei modenesi è veramente pazzesco.

“Mah, forse c’è mercato” dice Donatella

“Ma dai, sarà una manifestazione”

“Ragazze, quella gente sta là per noi”!

...forse c'è il mercato

…forse c’è il mercato

Posteggiamo il mezzo fra la folla che ci aspetta. I Finalesi non ci hanno aspettato con le mani in mano, hanno lavorato nel giorni passati, hanno raccolto pezze colorate, hanno spiegato ai bambini delle scuole il senso del nostro slogan, hanno condiviso e accettato l’idea di comunità che va molto oltre la solidarietà.

Quello che vediamo e sentiamo a Finale Emilia, fra le migliaia di persone che ci stanno aspettando, è la voglia di ragionare su un problema nazionale che va affrontato, un territorio che va messo in sicurezza, un progetto normativo nazionale di prevenzione e di adeguamento anti sismico, anti alluvione, anti frana.

E lo stiamo facendo insieme, attraverso lana colorata, in una data che è fondamentale per noi aquilani e per noi di Animammersa, ma che per Finale Emilia, Mirandola, Cavezzo e gli altri comuni emiliani in fondo, non significa molto. Loro avrebbero il 20 e il 29 maggio, per commemorare il loro terremoto.

E invece quello che stiamo dicendo con gli emiliani, oggi, sei aprile duemilatredici, è che non esistono catastrofi private. Esiste piuttosto una collettività che ha voglia di dire, creando azioni corali, che è il momento adesso che la politica dia un nuovo significato alla gestione delle cose pubbliche e delle risorse;  che si doti di strumenti normativi indispensabili affinché ogni disegno societario possa riprodursi in sicurezza.

Noi di Animammersa abbiamo scelto il 6 aprile, l’abbiamo portato in Emilia e ci siamo accorte che la “lontananza” non esiste, annullata dalla forza della gente che pretende che “una zona rossa ovunque si trovi, sia una questione nazionale”.

Dentro al “noveposti” che ci riporta a casa, domenica, sembra sia scoppiata un bomba. C’è un disordine pazzesco, e una grande serenità. Qualcuna di noi dorme, qualcuna pensa, qualcuna fuma. Non abbiamo voglia di tornare a casa, andremmo a portare le nostre idee anche a Gibellina, a Firenze, nei territori alluvionati della Liguria. E’ un progetto, ci stiamo lavorando, lo faremo.

Poi, dal lettore CD, dopo una serie ininterrotta di Radiohead, Pearl Jam, P.J. Harvey, all’improvviso e a tutto volume, parte una canzone di Tiziano Ferro. Il casellante ci guarda allibito mentre paghiamo e cantiamo a squarciagola “Io ti amo, si ti amo”.

Le Anime sono tornate a casa, ma sono pronte a ricominciare, che se uno pensa una cosa, poi la discute e poi la fa, c’è sempre qualcun altro che la guarda, la discute, ne pensa un’altra e poi, magari, la fa.

i nostri tre striscioni che uniscono le zone rosse d'italia il 6 aprile 2013

Una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale

Animammersa: le pezze del 6 aprile in Emilia

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Mettiamoci Una Pezza! Una città ai ferri corti - Urban Knitting a L'Aquila - 6 aprile 2012 - foto M. Marini

Mettiamoci Una Pezza! Una città ai ferri corti – Urban Knitting a L’Aquila – 6 aprile 2012 – foto M. Marini

Con un po’ di vergogna e quasi in incognito, qualche tempo fa, siamo andate a togliere da Piazza Duomo le pezze che avevamo allestito per la commemorazione del 6 aprile 2012.

Erano ormai distrutte dalle condizioni climatiche, un anno di pioggia sole neve gelo cani e vandali, le avevano ridotte male. E così, armate di forbici e pazienza, le abbiamo tolte. È però successo che mentre pulivamo la piazza, le persone di passaggio dicevano “NO!” “Ma che fate, queste sono le pezze della città!”.

Addirittura qualcuno ci ha detto “Abbiamo passato un anno a spiegare ai turisti il significato della vostra azione, e adesso le togliete! Non va bene”.

E allora abbiamo avuto ulteriore conferma che la nostra azione, l’azione di Animammersa con il progetto “Mettiamoci una pezza”, ha centrato l’obiettivo. È stata un’azione politica, un’azione profonda, una denuncia che è arrivata alle persone, che è servita a far parlare ancora della nostra città attraverso i media. Una clamorosa azione corale, che ha coinvolto più di seimila persone sparpagliate nel mondo, che hanno voluto collaborare a denunciare lo stato di fermo della ricostruzione della nostra città, come patrimonio comune. È stato un impegno morale di tutti, partito dal basso, supportato dalla rete, dalla non violenza  e dall’ironia del gesto, persino dalla bellezza dei colori.

Noi non “sferruzziamo” perché è un’azione di genere. Certo, la lana è un’arte prettamente femminile. Ma, a parte che ci siamo rese conto di quanta parte dell’universo maschile si sia cimentato nella costruzione di pezze da spedirci, anche se fosse solo un’azione di genere, avrebbe comunque l’importanza che ha: una portata veramente innovativa che serve a sottolineare, evidenziare, denunciare e richiamare attenzione.

Mettiamoci Una Pezza! Città ai ferri corti - Urban Knitting da L'Aquila in Emilia - 6 aprile 2013

Mettiamoci Una Pezza! Città ai ferri corti – Urban Knitting da L’Aquila in Emilia – 6 aprile 2013

E così, quest’anno, andiamo a portare il nostro 6 aprile a Finale Emilia e Mirandola. Non andiamo a “sferruzzare” in allegri conciliaboli femminili, per rendere allegre le panchine dei giardini emiliani. Andiamo a dire che il nostro 6 Aprile è una questione politica nazionale, un problema che va condiviso e dibattuto prima di tutto fra territori che hanno vissuto la stessa sorte, ma testimoniamo anche che c’è gente, nel mondo, che attraverso il simbolico gesto di spedirci una pezza per continuare col il nostro progetto, ha la consapevolezza che il proprio è un gesto politico, la cui valenza sociale condivisa è irrinunciabile.

Il nostro “arrembaggio” con la lana vuol dire che una zona rossa, ovunque si trovi, è una questione nazionale. E che una legge di prevenzione, che tuteli tutti i territori soggetti a catastrofi naturali, con il loro portato di vita, attività umana, speranze e progetti per il futuro, è una questione che ci riguarda da vicino, che riguarda tutti.

C’è una comunità diffusa che, dal basso, ne ha profonda consapevolezza. Con ironia, leggerezza, costanza serietà e molta, molta fermezza.

Maria Luisa Serripierro – Animammersa

Le pezze per la Casina dei Ricordi di Viareggio

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La mattina del 6 Aprile abbiamo regalato a Daniela Rombi, presidente dell’Associazione vittime di Viareggio “Il Mondo Che Vorrei” ONLUS, due lunghe “sciarpe” che andranno nella “ Casina dei Ricordi”, dove si trovano i tanti oggetti donati quali testimoni della solidarietà espressa all’associazione da tutta Italia.

E’ stato un onore per noi incrociare la loro strada e poter condividere e ribadire il messaggio legato alla prevenzione delle catastrofi che rappresenta uno dei temi di lavoro scelti dall’Associazione  Culturale Animammersa e presente anche nel progetto Mettiamoci una Pezza.

La strage annunciata, sia per Viareggio sia per L’Aquila, che pretende giustizia e verità, ci rendeva vicini. Ora siamo presenti noi insieme a voi che ci avete donato le pezze, in quel luogo che quotidianamente richiama la nostra coscienza a non sopirsi e a mantenere alta l’attenzione e la denuncia nei confronti delle tante, troppe, stragi che rischiano di non avere un colpevole.

Conferenza stampa di “Mettiamoci una pezza”, L’Aquila,3 Aprile 2012

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Facciamo anche le conferenze stampa sopra le righe: tutti in piedi per non calpestare le pezze!!! ;)

Una pezza per la Basilica di San Bernardino

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La basilica di San Bernardino - Virtual urban knitting by D. Giagnacovo

La basilica di San Bernardino - Virtual urban knitting by D. Giagnacovo

San Bernardino da Siena è conosciuto come uno dei più efficaci predicatori del ‘400.
Arrivò a L’Aquila già stremato nel fisico e vi morì il 20 maggio 1444. La sua salma, esposta alla venerazione dei fedeli grondò, prodigiosamente, sangue e ciò determinò, prodigiosamente, la fine di una lunga ed estenuante guerra cittadina.
I francescani avrebbero voluto riportare la salma a Siena ma gli aquilani lo impedirono concedendo loro solo le vesti.
Nel 1454, dopo aver ricevuto dal papa il permesso di conservare le spoglie del santo, si diede inizio alla costruzione della Basilica che purtroppo venne spesso interrotta e poi ripresa a causa di diversi terremoti che colpirono il capoluogo abruzzese.

Basilica di San Bernardino da Siena, L’Aquila, Cola dell’Amatrice, Facciata, 1504

Basilica di San Bernardino da Siena, L’Aquila, Cola dell’Amatrice, Facciata, 1504

Nelle descrizioni che troviamo la facciata, progettata dall’architetto Nicola Filottesio, è sempre accompagnata da aggettivi quali maestosa, raffinata, elegante e niente è più vicino alla realtà. Vorremmo solo aggiungere e ricordare quel senso di meraviglia che nonostante la quotidianità era impossibile non provare passeggiando e guardandola anche solo distrattamente. Al suo interno la chiesa conserva opere importanti di artisti non solo abruzzesi che ne impreziosiscono il valore.

Il terremoto del 6 Aprile 2009 ha colpito duramente la Basilica.
Le zone maggiormente danneggiate sono: la cupola settecentesca, il campanile in parte crollato. Gravi danni sono stati riscontrati su tutta la navata ed in particolare sulle cappelle del lato sinistro.
All’indomani dei primi interventi da parte dei Vigili del Fuoco che hanno ingabbiato il campanile e la cupola iniziando così il lavoro di messa in sicurezza è stata presa la decisione di iniziare contemporaneamente il lavoro di restauro.

A differenza degli altri monumenti, qui a San Bernardino, si sono cercate subito soluzioni, anche tecnologicamente avanzate, per riuscire ad arrivare al restauro vero e proprio, senza fermarsi alla sola opera di puntellamento.

E’ stata avviata una collaborazione tra tre ministeri, (Interno, Infrastrutture e Trasporti e il Ministero per i Beni Culturali) con a disposizione una somma realmente stanziata, poco più di 20 milioni di euro, e presa la decisione di provare per la prima volta a lasciare, una volta terminati i lavori, “un monumento consolidato, restaurato ed agibile” (vedi il video della conferenza stampa). Il tutto ha fatto guardare a questo intervento con una sorta di stupore e speranza che in questo contesto sono, purtroppo, merce rara.

In questi mesi il cantiere è stato aperto alla cittadinanza già due volte.

San Bernardino, cantiere di restauro

San Bernardino, cantiere di restauro

Una prima volta, aprile 2011, per una visita dedicata alla cupola, poi alla fine di dicembre 2011 , sono state organizzate visite guidate che hanno permesso di osservare da vicino il soffitto ligneo, di stile barocco, il cui restauro è stato interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila. Una passeggiata sul ponteggio utilizzato dagli stessi restauratori, accompagnati da volontari della Soprintendenza che spiegavano il lavoro compiuto e ciò che ancora va fatto.

Vogliamo ricordare che Bernardino da Siena, nelle sue prediche, riteneva che la proprietà non “appartenesse” all’uomo piuttosto “fosse” per l’uomo; andava vista come uno strumento per ottenere il miglioramento dell’intera umanità. Usiamo questa riflessione per guardare al patrimonio monumentale cittadino, e vogliamo ribadirlo è questo uno dei principali messaggi che noi lanciamo attraverso il nostro progetto, come ad un patrimonio di tutti nel senso più ampio possibile. I confini geografici perdono di senso quando si parla d’arte. In una realtà come quella italiana fatta di ricchezze architettoniche uniche, perderne anche solo una rappresenta una sconfitta generale. Tutti siamo chiamati a mantenere alta l’attenzione sulla ricostruzione.

A proposito, passando accanto al cantiere in questi giorni, non abbiamo notato nessuna attività, né mezzi, né maestranze al lavoro. Che succede?


80 pezze da Faenza

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il manufatto risultato della staffetta di Knitting  Relay esposto nel museo internazionale dalla ceramica di Faenza

il manufatto di Knitting Relay

Siamo appena tornate dalla bella esperienza di Faenza e quando vivi un’esperienza di questo tipo torni con la testa sempre piena di idee, sensazioni e pensieri che quasi è difficile esprimere.

Facciamo ordine.

Knitting Relay ,l’iniziativa organizzata da tre donne meravigliose: Andrea, Lauraluna e Mariapia, si è conclusa il 10 Marzo nella prestigiosa cornice del MIC.

conferenza knitting relay, 10 marzo 2012 Faenza, presso il museo internazionale della ceramica

conferenza Knitting Relay, 10 marzo 2012 Faenza, presso il Museo Internazionale della Ceramica

La staffetta, dopo un lungo viaggio su e giù per l’Italia, è tornata a casa, bella, colorata, trasformata e arricchita da ogni donna che l’ ha ospitata.

Durante la conferenza di presentazione è stata comunicata la volontà di donarci le “pezze” che ogni partecipante aveva spedito per animare il workshop pomeridiano e ci è stata data la possibilità di raccontare l’esperienza della nostra Associazione Animammersa ed illustrare nello specifico il nostro progetto.

workshop Knitting Relay

workshop Knitting Relay

Nel pomeriggio intorno ai tavoli allestiti per il laboratorio tutte le partecipanti hanno cucito le singole pezze, meravigliose, formando delle “sciarpe” che, dopo l’esposizione nel Museo Internazionale della Ceramica, ci verranno spedite.

Mi capita di osservare, dalla finestra della mia cucina, gli uccelli giocare con le correnti ascensionali. Provo una sorta di invidia quando li vedo abbandonarsi fiduciosi a quella forza  a noi invisibile che li sostiene. Dico questo perchè sabato ci siamo sentite  proprio così, sorrette da una forza amica che ci ha coccolato, accolto, ascoltato. Abbiamo ancora nella testa il rumore di quelle mani laboriose che intorno alle pezze con assoluta intimità condividevano brandelli di vita, esperienze, idee.

le 80 pezze donate da Knitting Relay a Mettiamoci una pezza per L'Aquila

le 80 pezze donate da Knitting Relay a Mettiamoci una pezza

Immerse in quel piacevole chiacchiericcio ogni singola creazione è diventata cosa nuova.

E il pomeriggio è volato via.

Vogliamo ringraziare tutte per l’accoglienza e la disponibilità.

Per gli abbracci, i sorrisi e le parole che ci avete donato.

Per quelle pezze che tra qualche settimana tutti potremmo vedere e che vi rappresentano come nuovo testimone qui nella nostra città.

Legate una alle altre declinano l’alfabeto della creatività.

Arrivederci donne ai ferri corti perchè con voi non è mai un addio.

Lana d’Abruzzo nelle nostre pezze

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gregge a Campo Imperatore, sullo sfondo la vetta del Gran Sasso d'Italia

gregge a Campo Imperatore, sullo sfondo la vetta del Gran Sasso d'Italia

Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto tra i vari aspetti che ci interessavano vi era anche quello di usare un materiale a noi vicino, storicamente e culturalmente  come la lana, per porre l’accento sulla realtà che ci circonda riunendo intorno a questo progetto persone diverse anche lontane da noi.

La sfida era provare ad usare la rete virtuale del web come un telaio  per creare una rete reale, dove ognuno partecipa con il proprio lavoro manuale e il proprio entusiasmo ad un obiettivo comune.

In queste settimane tante persone si sono attivate e ci hanno contattato e tra queste ci fa piacere parlare di Roberta Castiglione.

La sua è stata una  delle prime mail arrivate che ci ha riempito di curiosità e di soddisfazione.

lana d'abruzzo

lana d'abruzzo

Conoscere il mondo di Roberta è stata una piacevole scoperta. Nella sua storia troviamo quella competenza e cultura che generano forme nuove di lavoro legate al nostro territorio e che utilizza le strade del web per svilupparsi e diffondersi.

Trasferitasi in Abruzzo per motivi di studio si è interessata al mondo della lana naturale d’Abruzzo cercando di ricostruire quello che rimaneva  della filiera ormai di fatto abbandonata che dai pastori arriva sino al prodotto finito.

Un cambio di prospettiva e la passione personale diventa imprenditoria. Convinta dell’esistenza di un mercato  che usa i materiali della tradizione per la creazione di nuovi oggetti scommette e vince.

banner del gruppo "Social Crochet"

banner del gruppo "Social Crochet"

Roberta e il gruppo da lei creato e gestito con l’aiuto di altre amiche  su Facebook, Social Crochet, sono al lavoro e sferruzzano da professioniste ed appassionate anche le nostre pezze. E come se non bastasse il dono delle loro creazioni, saranno presenti a L’Aquila il 6 aprile per un knitting pubblico che speriamo incoraggi altri ad unirsi al nostro progetto.

Insomma, un’altra collaborazione come piace a noi, ai ferri corti!

Knittin Relay la staffetta continua…

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C’è un testimone colorato, all’apparenza silenzioso, che gira da qualche mese in tutta Italia da Nord a Sud.

Tappa 1: S. R. Palermo

Tappa 1: S. R. Palermo

Il rumore che lo circonda ha il timbro della creatività e il suono dell’armonia. In ogni regione in cui si è fermato coloro che gli hanno aperto la porta di casa lo hanno arricchito ed ingrandito.

Questa è l’immagine che subito ci è venuta in mente quando, dopo essere state contattate dalle organizzatrici del Knittin Relay, abbiamo letto il loro progetto.

Il suo viaggio è quasi finito.

Per lui si apriranno le porte del MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche, a Faenza il 10 Marzo 2012.

Knittin Relay, ossia la staffetta del lavoro a maglia, avviata il 15 giugno 2011, ha portato alla creazione di un unico manufatto ospitato in 27 città diverse e ha visto i partecipanti impegnarsi ad aggiungere volta per volta il loro contributo.

Una creazione collettiva in cui l’opera transitava di mano in mano e in cui ognuno aggiungeva il suo contributo originale rispettandone l’armonia complessiva.

Tappa 30: Mariapia Gambino (Faenza)

Tappa 30: Mariapia Gambino (Faenza)

La creazione quale mezzo di espressione condiviso ci ha fatto incontrare nel vasto universo del web.

Ora abbiamo la possibilità di unire realmente i nostri percorsi e questo grazie alle tre organizzatrici Mariapia, Andrea e Lauraluna che hanno deciso di donarci le “pezze” elaborate durante i workshop organizzati lungo il viaggio della staffetta.

Il filo che unisce l’Italia di Knitting Relay, si annoda alle nostre pezze.

Raccogliamo, dunque, il testimone e ci uniamoci in questo nuovo percorso che segue il richiamo dell’esigenza improrogabile di difendere il patrimonio artistico e culturale di questa città che non appartiene solo agli Aquilani, ma a tutti i cittadini italiani.

Allora ci metti la tua pezza?