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Animammersa e il 6 Aprile

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L'Aquila 6 Aprile 2012 - foto di Marco D'AntonioAnimammersa  compie cinque anni di vita, gli stessi cinque anni che legano gli aquilani al 6 Aprile 2009. Di vincolo infatti si tratta, a causa del legame che procura il ricordo della violenza fisica subita con il terremoto, per i crolli e le vittime; a causa della violenza psicologica subita, per le vittime e le inutili rassicurazioni, e a causa della ingiustizia che ha visto sperperare denari, risorse, progetti, insieme alla disgregazione di tutta la comunità del Cratere.

Animammersa ha vissuto di vita “politica” raccontando attraverso il teatro e i laboratori il disagio della comunità e la forza di reazione delle donne e dicendo a gran voce che il paesaggio e il suo territorio non possono e non devono essere più beni di scambio politico, bensì bene comune.

Il filo rosso che unisce l’Italia non può essere quello che omogeneizza il paese a causa delle catastrofi naturali e dei dissesti idrogeologici, delle esondazioni, delle alluvioni e dei crolli per sisma come è stato fino ad oggi. Deve essere quello che denuncia e richiede un progetto normativo che tuteli le nostre terre, la nostra cultura, la nostra coesione come società in tutte le sue componenti.

Il progetto “mettiamociunapezza” ideato e voluto da Animammersa nel 2012, è questo. Un gesto politico con una fortissima capacità di coesione sociale che avvicina le persone sotto lo slogan “Una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale”. Urban Knitting non vuol dire abbellire gioiosamente monumenti con la lana colorata. Vuol dire mettere in evidenza il grigiore e l’ignavia delle istituzioni davanti a distruzione e incompetenza, insieme alla loro colpevole assenza normativa.

Nella prima edizione del 2012, hanno partecipato più di seimila persone da tutto il mondo, spedendo le pezze colorate che sarebbero servite a evidenziare la cura necessaria al territorio. E’ stata conseguenza naturale trasferire lo stesso tipo di allestimento nel 2013 su un altro territorio colpito da un sisma, l’Emilia. Il nostro slogan, la partecipazione massiccia di altre comunità al progetto, ci hanno detto che le catastrofi oltre ad un dolore privato, sono soprattutto un fatto collettivo che ha bisogno di una soluzione politica, istituzionale, normativa. Non sferruzziamo, agiamo per la polis, facciamo politica.

La definitiva consapevolezza che il progetto sia vicenda di coscienza nazionale viene dal programma di quest’anno. L’edizione del 2014 prevede ancora un allestimento in Piazza Duomo, all’Aquila, a partire dal 1° Aprile e fino alla fatidica data del 6 Aprile, con la costruzione di quanto di più metaforico esista: più ragnatele tessute con lana rossa, inviate ancora una volta da tutto il Paese.
La catenella rossa all’uncinetto con cui Animammersa tesserà le ragnatele è un manufatto tanto più semplice quanto più politico. Nella sua semplice nudità denuncia il vigore di una coesione nazionale, di una indignazione complessiva di fronte alle assenze istituzionali, di una coscienza politica.

Per tutto questo, Animammersa sarà in Piazza Duomo a L’Aquila, quest’anno. Il 5 Aprile con l’installazione delle ragnatele e il 6 aprile anche per proporre un annullo filatelico, in collaborazione con Poste Italiane, e il Patrocinio del Comune di L’Aquila, per commemorare i primi cinque anni dal sisma del 6 Aprile 2009 e il quinquennio di attività di Animammersa.
Le donne di Animammersa saranno comunque in Piazza Duomo a partire dal 1° per lavorare “in loco” e insieme a tutti coloro che vorranno dare una mano alla tessitura della ragnatela e per autofinanziare il progetto attraverso la vendita a contributo di cartoline interamente dedicate alle installazioni di “Mettiamoci una pezza”.

 Il progetto

Una cartolina dall’Aquila

Lei disse sì: mettiamoci una pezza!

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la pezza "lei disse si"

un’anteprima del nostro regalo alle due spose

Nella casetta di legno in Piazza S. Bernardino a L’Aquila, il 25 maggio alle ore 18:30 Mettiamoci una Pezza incontra Lei disse sì. Un aperitivo di musica live con Vitivinicola Italo Abruzzese e pezze!

Sono in tanti a partecipare alla riuscita di questo incontro e ad augurare felicità alle due spose Ingrid e Lorenza.

La Caffetteria S. Bernardino di Leonardo Spriveri offre il buffet, ma hanno donato un loro contributo anche:  il Centro Estetico Vanity Center, Fiori e Piante Daniela Tontoranelli, Raffaele Panarelli, Ottica Centrale, Alberico D’Alessandro, Mister Wolf, Portofranco Editore

Vi aspettiamo numerosi! :)

 

Sì, di pezze e libertà

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locandina lei disse si

locandina lei disse sì

C’è una speciale leggerezza, in alcune persone.
È quella predisposizione d’animo, raro dono di intelligenza, che rende le situazioni più complesse, occasione di riflessione, pacata e gioiosa soluzione dei problemi,piuttosto che geremiadi inutili e tendenti all’infinito.

La questione dei diritti civili negati, per esempio,diventa durissima e difficile quando si tratta di negazione delle libertà personali, di norme pesanti che interferiscono nelle scelte private. Quando, oltre alle norme, ad ostacolo si pongono preconcetti culturali ed intellettuali.

Le persone omosessuali, per esempio. In più di 80 paesi del mondo l’omosessualità è considerata un reato; in otto di questi (Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Qatar, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia) i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte e in molte professioni l’omosessualità resta ancora un tabù.

Sono anni che si combatte per evitare chele persone non subiscano discriminazioni a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere; perché sia preservato e favorito un atteggiamento culturale profondamente laico e non siano ammissibili eccezioni all’universalità della protezione dei diritti del singolo e che tutti i diritti umani sono interconnessi.

Ingrid e Lorenza hanno scelto il fare leggero e frizzante che dovrebbe accompagnare ogni “cambiamento” culturale e hanno deciso di sposarsi molto più che pubblicamente: hanno deciso di raccontare, attraverso il loro blog http://www.leidissesi.net i preparativi del loro imminente matrimonio.

Si sposeranno in Svezia, perché Ingrid è svedese, ma comunque fuori dall’Italia, perché nel nostro paesedi diritti civili non se ne parla per nessuna coppia di fatto, se non in rare eccezioni.

E però preparare un matrimonio è logorante, divertente, appassionante, complicato per tutte le persone di questo pianeta che vogliono farlo, a qualunque genere appartengano, qualunque sia l’orientamento sessuale.
Magari non a tutte viene in mente di fare un tour per l’Italia che diventi un’occasione di riflessione, di conoscenza e di denuncia per l’assenza di un vuoto culturale e normativo che tuteli i diritti civili di tutti.

Alle anime di “Mettiamoci una pezza”questo percorso di crescita collettiva che Lorenza e Ingrid propongono nel loro blog, di denuncia leggera dai temi così potenti e serissimi della loro vita in comune è piaciuta molto. Ci sembra che prolunghi naturalmente il filone di condivisione che abbiamo inaugurato nel 2012 e che abbiamo portato quest’anno in Emilia. I cambiamenti culturali necessari alla crescita di un paese sono sempre di più una vicenda pubblica e mai privata, politica, dunque, nella migliore accezione del termine. Ci sembra che non possa e non debba essere rinchiusa dentro le pareti di casa o ingabbiata in confini territoriali.

Ce la metteremo con grande convinzione, questa pezza, sul matrimonio di Ingrid e Lorenza. Per sottolineare, denunciare e custodireun gesto civile che dovrebbe essere libero per chiunque ci creda, in qualunque parte dell’universo. In fondo, di matrimonio si tratta. E a noi, anime frivole come siamo, denunciare con il sorriso sulle labbra quello che riteniamo una mancanza di crescita e un grave affronto alle libertà di tutti, piace assai.

Allora, Il 25 maggio le ospitiamo da noi, all’Aquila. E la pezza gliela metteremo proprio fisicamente intorno, nel corso di un incontro che sarà una festa, una chiacchiera, un augurio e speriamo, un messaggio di civiltà che arrivi il più lontano possibile.

le nostre foto a Finale Emilia e Mirandola

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le nostre foto su Flickr by Simona Iovine per Animammersa

Anime in viaggio

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chiosco di piazza San Bernardino con le nostre pezze

chiosco di piazza San Bernardino con le nostre pezze

Quattro aprile duemilatredici. ore 20.35.

Nel giardino del chiosco dove ci troviamo quasi tutte le sere, qualcuno ci dice “Tanto siete donne, partirete tardi domattina. E siccome vi fermerete lungo il viaggio cento volte, ci metterete almeno sei ore prima di arrivare a Finale Emilia”.

Cinque aprile duemilatredici. Ore 10.30.

Il mezzo “noveposti” noleggiato per portare le anime di Animammersa a Finale Emilia e a Mirandola con una vagonata di pezze di lana colorata nel portabagagli, è pronto.

È inevitabilmente tardi, ma siccome siamo tutte donne e dobbiamo fare almeno tre o quattro cose contemporaneamente, abbiamo pensato che mentre si viaggia potremo comunque lavorare e quindi perdiamo tempo ad organizzare la logistica interna al furgone. Per non fermarci sulla strada, e finire quello che abbiamo lasciato in sospeso, smistiamo gli oggetti che ci servono, fra il portabagagli e l’abitacolo. Io sono alla guida, Simona alle foto, Antonella Donatella e Patrizia, alla rifinitura del lavoro.

Siamo in ritardo, siamo donne, siamo convinte. Andiamo.

locandina

locandina

Dopo venti metri, la prima sosta. Sentiamo il fiato sul collo del commento fattoci la sera prima, cominciamo a ridere, ma non ne possiamo fare a meno: è necessario che il nostro “noveposti” sia visibile, durante il viaggio. E quindialmeno il poster di “Mettiamoci una pezza” dall’Aquila all’Emilia per il  6 Aprile 2013, ce lo dobbiamo mettere, sui vetri laterali.

Bella decisione, quella di tendere il filo rosso del nostro progetto di urbanknitting dall’Aquila all’Emilia. Coraggiosa, anche, perché siccome saremo altrove, non commemoreremo le nostre vittime insieme ai nostri cittadini. Non fisicamente, almeno. Esistono però molti modi per ricordare e uno dei modi è quello di raccogliere tutte le voci possibili e di unirle in un unico slogan condiviso: “una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale”. 

E così, le pezze che lo scorso anno hanno denunciato il grigiore e l’incuria di un mancato avvio di ricostruzione per il nostro centro storico aquilano, quelle stesse pezze che sono state create da migliaia di persone, filmate e  fotografate da tutto il mondo, quest’anno le abbiamo chieste perché l’azione corale che si coagula sempre intorno a questo progetto, diventasse l’espressione polifonica del nostro slogan.

Lo abbiamo lasciato in Piazza Duomo, il 4 aprile, a  monito per i politici e per la gente, nella consapevolezza che fosse condiviso da molti. E lo abbiamo portato con noi a Finale Emilia e a Mirandola, dove è stato accolto, capito e diffuso fra le persone.

Naturalmente piove. E’ una specie di marchio di fabbrica, quello di allestire la nostra guerrilla urbana sotto l’acqua. Durante il viaggio di andata, quando la pioggia ha cominciato a battere sui vetri, all’altezza di Bologna, eravamo comunque tranquille, attrezzate, per niente intimidite. La prima tappa, Mirandola, ci visto arrivare determinate a lavorare anche con la grandine, se necessario.

...anche gli uomini ci possono riuscire

…anche gli uomini ci possono riuscire

La piazza di Mirandola è grande, un viale alberato infinito. Poi, la decisione: allestiamo le colonne del teatro. Incerate, cappelli antipioggia, umido, acqua che entra nelle maniche delle giacche, nessun nervosismo. Dopo un po’ undrappello di gente si ferma, Simona fotografa, Donatella e Antonella spiegano, io e Patrizia lavoriamo, insieme ad altre due o tre donne. Simona sorridendo dice ad un signore che si avvicina: “Non è difficile, anche un uomo ci può riuscire”

“Mi aspetti, allora, signorina. Vado a prendere gli occhiali in macchina ed arrivo”. E’ rimasto con noi, a cucire, al buio e sotto la pioggia, fino alla fine dell’allestimento, notte fonda.

E poi Finale Emilia, la mattina seguente.  La novità è il sole! Una giornata tiepida, luminosa, piena di aspettativa. Quando arriviamo sul posto in cui Isabella ci ha dato appuntamento, troviamo donne al lavoro fra una montagna di pezze di lana. Ma quello che succede quando ci avviciniamo con il nostro furgone alla piazza adiacente il Castello e la Torre dei modenesi è veramente pazzesco.

“Mah, forse c’è mercato” dice Donatella

“Ma dai, sarà una manifestazione”

“Ragazze, quella gente sta là per noi”!

...forse c'è il mercato

…forse c’è il mercato

Posteggiamo il mezzo fra la folla che ci aspetta. I Finalesi non ci hanno aspettato con le mani in mano, hanno lavorato nel giorni passati, hanno raccolto pezze colorate, hanno spiegato ai bambini delle scuole il senso del nostro slogan, hanno condiviso e accettato l’idea di comunità che va molto oltre la solidarietà.

Quello che vediamo e sentiamo a Finale Emilia, fra le migliaia di persone che ci stanno aspettando, è la voglia di ragionare su un problema nazionale che va affrontato, un territorio che va messo in sicurezza, un progetto normativo nazionale di prevenzione e di adeguamento anti sismico, anti alluvione, anti frana.

E lo stiamo facendo insieme, attraverso lana colorata, in una data che è fondamentale per noi aquilani e per noi di Animammersa, ma che per Finale Emilia, Mirandola, Cavezzo e gli altri comuni emiliani in fondo, non significa molto. Loro avrebbero il 20 e il 29 maggio, per commemorare il loro terremoto.

E invece quello che stiamo dicendo con gli emiliani, oggi, sei aprile duemilatredici, è che non esistono catastrofi private. Esiste piuttosto una collettività che ha voglia di dire, creando azioni corali, che è il momento adesso che la politica dia un nuovo significato alla gestione delle cose pubbliche e delle risorse;  che si doti di strumenti normativi indispensabili affinché ogni disegno societario possa riprodursi in sicurezza.

Noi di Animammersa abbiamo scelto il 6 aprile, l’abbiamo portato in Emilia e ci siamo accorte che la “lontananza” non esiste, annullata dalla forza della gente che pretende che “una zona rossa ovunque si trovi, sia una questione nazionale”.

Dentro al “noveposti” che ci riporta a casa, domenica, sembra sia scoppiata un bomba. C’è un disordine pazzesco, e una grande serenità. Qualcuna di noi dorme, qualcuna pensa, qualcuna fuma. Non abbiamo voglia di tornare a casa, andremmo a portare le nostre idee anche a Gibellina, a Firenze, nei territori alluvionati della Liguria. E’ un progetto, ci stiamo lavorando, lo faremo.

Poi, dal lettore CD, dopo una serie ininterrotta di Radiohead, Pearl Jam, P.J. Harvey, all’improvviso e a tutto volume, parte una canzone di Tiziano Ferro. Il casellante ci guarda allibito mentre paghiamo e cantiamo a squarciagola “Io ti amo, si ti amo”.

Le Anime sono tornate a casa, ma sono pronte a ricominciare, che se uno pensa una cosa, poi la discute e poi la fa, c’è sempre qualcun altro che la guarda, la discute, ne pensa un’altra e poi, magari, la fa.

i nostri tre striscioni che uniscono le zone rosse d'italia il 6 aprile 2013

Una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale

Animammersa: le pezze del 6 aprile in Emilia

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Mettiamoci Una Pezza! Una città ai ferri corti - Urban Knitting a L'Aquila - 6 aprile 2012 - foto M. Marini

Mettiamoci Una Pezza! Una città ai ferri corti – Urban Knitting a L’Aquila – 6 aprile 2012 – foto M. Marini

Con un po’ di vergogna e quasi in incognito, qualche tempo fa, siamo andate a togliere da Piazza Duomo le pezze che avevamo allestito per la commemorazione del 6 aprile 2012.

Erano ormai distrutte dalle condizioni climatiche, un anno di pioggia sole neve gelo cani e vandali, le avevano ridotte male. E così, armate di forbici e pazienza, le abbiamo tolte. È però successo che mentre pulivamo la piazza, le persone di passaggio dicevano “NO!” “Ma che fate, queste sono le pezze della città!”.

Addirittura qualcuno ci ha detto “Abbiamo passato un anno a spiegare ai turisti il significato della vostra azione, e adesso le togliete! Non va bene”.

E allora abbiamo avuto ulteriore conferma che la nostra azione, l’azione di Animammersa con il progetto “Mettiamoci una pezza”, ha centrato l’obiettivo. È stata un’azione politica, un’azione profonda, una denuncia che è arrivata alle persone, che è servita a far parlare ancora della nostra città attraverso i media. Una clamorosa azione corale, che ha coinvolto più di seimila persone sparpagliate nel mondo, che hanno voluto collaborare a denunciare lo stato di fermo della ricostruzione della nostra città, come patrimonio comune. È stato un impegno morale di tutti, partito dal basso, supportato dalla rete, dalla non violenza  e dall’ironia del gesto, persino dalla bellezza dei colori.

Noi non “sferruzziamo” perché è un’azione di genere. Certo, la lana è un’arte prettamente femminile. Ma, a parte che ci siamo rese conto di quanta parte dell’universo maschile si sia cimentato nella costruzione di pezze da spedirci, anche se fosse solo un’azione di genere, avrebbe comunque l’importanza che ha: una portata veramente innovativa che serve a sottolineare, evidenziare, denunciare e richiamare attenzione.

Mettiamoci Una Pezza! Città ai ferri corti - Urban Knitting da L'Aquila in Emilia - 6 aprile 2013

Mettiamoci Una Pezza! Città ai ferri corti – Urban Knitting da L’Aquila in Emilia – 6 aprile 2013

E così, quest’anno, andiamo a portare il nostro 6 aprile a Finale Emilia e Mirandola. Non andiamo a “sferruzzare” in allegri conciliaboli femminili, per rendere allegre le panchine dei giardini emiliani. Andiamo a dire che il nostro 6 Aprile è una questione politica nazionale, un problema che va condiviso e dibattuto prima di tutto fra territori che hanno vissuto la stessa sorte, ma testimoniamo anche che c’è gente, nel mondo, che attraverso il simbolico gesto di spedirci una pezza per continuare col il nostro progetto, ha la consapevolezza che il proprio è un gesto politico, la cui valenza sociale condivisa è irrinunciabile.

Il nostro “arrembaggio” con la lana vuol dire che una zona rossa, ovunque si trovi, è una questione nazionale. E che una legge di prevenzione, che tuteli tutti i territori soggetti a catastrofi naturali, con il loro portato di vita, attività umana, speranze e progetti per il futuro, è una questione che ci riguarda da vicino, che riguarda tutti.

C’è una comunità diffusa che, dal basso, ne ha profonda consapevolezza. Con ironia, leggerezza, costanza serietà e molta, molta fermezza.

Maria Luisa Serripierro – Animammersa

Anche Brienno ci Mette una Pezza!

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allestimento di Urban Knitting a Brienno - luglio 2012

allestimento di Urban Knitting a Brienno – luglio 2012

Brienno è un piccolo comune della Lombardia affacciato sul lago di Como. Nel luglio 2011 una forte pioggia provocò lo straripamento del fiume Lario e conseguenti frane. I danni furono ingenti, fortunatamente non ci furono vittime.

Eletta è una giovane donna che vive lì e attraverso la rete, come molti, ha conosciuto il nostro progetto Mettiamoci una Pezza. Decide, tira fuori i ferri corti e  Brienno ha il suo allestimento!

Già alla metà del mese di luglio il sindaco aveva allertato popolazione e stampa sulle lungaggini burocratiche dovute alla mancanza di fondi destinati ai piccoli comuni colpiti dalle calamità naturali.

Qualche giorno fa ci ha comunicato che le pezze del suo allestimento, salvate dalle intemperie e dai vandali, sono in viaggio verso Finale Emilia.

Le troveremo lì quando arriveremo il 6 Aprile 2013, per il nuovo allestimento di Mettiamoci Una Pezza!, a testimonianza di quel fiume rosso che unisce l’Italia.

Anche Brienno ci Mette una Pezza! 

l'albero dell'allestimento di Urban Knitting a Brienno - luglio 2012

l’albero dell’allestimento di Urban Knitting a Brienno – luglio 2012

Anche i Comuni ci mettono una pezza!

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Mettiamoci Una Pezza! ha ottento il patrocinio dei Comuni di Finale Emilia, Mirandola, L'Aquila e Villa S. Angelo

Mettiamoci Una Pezza! ha ottento il patrocinio dei Comuni di Finale Emilia, Mirandola, L’Aquila e Villa S. Angelo

Da tempo questo nostro progetto di estendere l’azione di urban knitting Mettiamoci Una Pezza! alle zone rosse di Finale Emilia e Mirandola fremeva nel cassetto, ma abbiamo pazientato e rimandato il lancio dell’iniziativa perché tenevamo fortemente al coinvolgimento delle Istituzioni, così che fosse chiaro il nostro impegno e la nostra attenzione alla salvaguardia dei territori esposti ai rischi ambientali e soprattutto alle persone che ci convivono, troppo spesso inconsapevoli.

Ecco, oggi possiamo annunciare che hanno accordato il loro Patrocinio alla nostra iniziativa i Comuni di Finale Emilia, L’Aquila, Mirandola e Villa S. Angelo, quest’ultimo gemellato con Finale Emilia.

Animammersa è onorata ed orgogliosa di questo sostegno ufficiale perché dà senso e forza al nostro atto artistico, ma soprattutto riconosce a tutti coloro che contribuiranno all’allestimento del 6 aprile 2013 un ruolo nella costruzione di uno Stato più attento e sensibile alle politiche di prevenzione dei rischi ambientali e a quelle di gestione dell’emergenze e delle ricostruzioni. 

Le nostre pezze il 6 aprile 2013, quarto anniversario del sisma a L’Aquila,  saranno a Finale Emilia e Mirandola per esprimere la cura, l’attenzione e la solidarietà per le persone che hanno subito un disastro e per dichiarare che

una ZONA ROSSA, ovunque si trovi, è una questione NAZIONALE!

E così, finalmente, l’idiota si è palesato.

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la scalinata danneggiata

la scalinata danneggiata

Eravamo un po’ con il fiato sospeso, stupite e felici che nessuno avesse ancora fatto danni alle migliaia di pezze colorate che hanno reso la nostra piazza più bella, la nostra azione un simbolo.

Quelle pezze che hanno fatto avvicinare tanta gente mentre lavoravamo all’istallazione con le mani impiastrate di colla naturale (acqua e farina), per chiederci “che cosa state facendo” o semplicemente per dirci con un sorriso “grazie per quello che fate”. Le pezze di lana arrivate da tutta Italia per L’Aquila, arrivate da molte parti d’Europa e del mondo a dirci “non siete soli”, sono state rubate, strappate, divelte, scomposte.

Finalmente l’idiota è arrivato.

Ieri pomeriggio abbiamo notato che sulle bellissime cabine telefoniche sulle quali stiamo lavorando da quattro giorni, manca qualcosa. Erano cucite e incollate. Le hanno strappate e portate via.

una delle pezze mancanti della cabina telefonica

una delle pezze mancanti della cabina telefonica

La scala che dal Welcome Point porta all’ingresso dei tappeti mobili, al tunnel del mega parcheggio, la scala che è stata fotografata, ripresa, di cui si è scritto su centinaia di giornali nazionali e locali, che ha fatto il giro dei tg e dei settimanali, fatta e assemblata da ragazzi, ragazze, donne, nonne, aquilani e no, quella scala sulla quale si andavano a coccolare i fidanzati e ci si facevano pure le foto, è stata distrutta.

Che sia stata un’azione di “casapau”, un dispetto per la chiusura della campagna elettorale, etichettandoci, ancora una volta, sbagliando, legate ad un partito?

O forse saranno stati rumeni ubriachi? Così, tanto per farsi male da soli, auto celebrare e ribadire insulsi e razzisti luoghi comuni che vogliono lo straniero vandalo e cattivo.

le pezze strappate dall'edicola

le pezze strappate dall’edicola

Studenti universitari annoiati che hanno scelto le pezze d’arte più belle per arredare le mura di cartone delle loro stanze squallide?

Ragazzi della periferia, analfabeti e strafatti di chimica, con quelle belle creste in testa, i pantaloni il cui cavallo rasenta il marciapiede e gli occhialoni “finto carrera”?

Bulletti ancora spaventati dal terremoto?

Turisti del sisma, che vogliono riportare a casa macerie ad ogni costo e visto che non hanno potuto, in mancanza di morti e foto spettacolari, una pezza dall’Aquila se la sono riportata comunque?

Chi è stato in fondo non importa.
Insulso, come il gesto che ha compiuto.

Ci ha fatto incazzare però, e rende difficile denunciare lucidamente un gesto violento su quanto di meno violento esiste: la lana, i fili, le mani che impastano colla.

E gli occhi finalmente accesi delle migliaia di persone che hanno guardato la città colorata e insieme a noi hanno ricominciato a sperare.